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Congo, la guerra civile

novembre 15, 2008

Copio un articolo da sito dell’unicef:

on cessa l’odissea dei 250.000 sfollati della provincia congolese del Nord Kivu, sottoposti a rischi gravissimi e alle sofferenze di un esodo senza sosta a causa dei combattimenti tra l’esercito regolare e la milizia ribelle del generale Nkunda.

Cercano scampo dai combattimenti, ripresi all’improvviso dopo qualche mese di fragile tregua, seguiti a molti anni di un conflitto spietato, ribattezzato la “prima guerra mondiale africana” (cinque milioni di morti dal 1998 a oggi): una guerra motivata da ragioni economiche che rischiano ora di assumere un ancor più pericoloso connotato etnico.

Una fila interminabile di sfollati diretti a Goma dal campo profughi di Kibumba, abbandonato per via dei combattimenti in corso nell'area
Una fila interminabile di sfollati diretti a Goma dal campo profughi di Kibumba, abbandonato per via dei combattimenti in corso nell’area – ©AFP/Walter Astrada

Nonostante i tentativi di mediazione sotto l’egida dell’ONU e dell’Unione Africana, i combattimenti non cessano di intensità, mentre si segnalano infiltrazioni di formazioni armate dai paesi confinanti (Ruanda, Uganda e Angola) che rischiano di “internazionalizzare” il conflitto, come già avvenuto in passato con esiti disastrosi per i civili.

Con quelli provocati dall’ultima recrudescenza della guerra, salgono a oltre un milione (ma altre stime parlano addirittura di un milione e mezzo), i civili sfollati nel Nord Kivu, regione fertilissima e ricca di risorse minerarie nell’est della Repubblica Democratica del Congo.

In altri termini, in questa vasta regione quasi un abitante su quattro è in fuga, spesso dopo aver perso tutto ciò che possedeva.

In  maggioranza gli sfollati sono donne e bambini, alcuni dei quali rimasti separati dalle famiglie nel caos della fuga.

In situazioni simili, come spiega in questo video uno dei responsabili UNICEF per le emergenze, i bambini e le bambine sono esposti a gravissimi rischi: dalle malattie alla malnutrizione alla purtroppo diffusissima piaga della violenza sessuale.

L’insicurezza e il clima di violenza sono tali da spingere migliaia di famiglie ad abbandonare anche i campi profughi in cui vivevano da anni, per andare a cercare rifugio nei centri urbani, a cominciare da Goma, capitale della regione.

Ed è qui, nonostante enormi rischi, che l’UNICEF e poche altre organizzazioni umanitarie stanno concentrando gli aiuti per una massa di sfollati che cresce di ora in ora.

L’UNICEF in azione

Uno dei numerosi aerei carichi di aiuti UNICEF atterrati in questi giorni all'aeroporto di Goma, capitale del Nord Kivu
Uno dei numerosi aerei carichi di aiuti UNICEF atterrati in questi giorni all’aeroporto di Goma, capitale del Nord Kivu – ©UNICEF R.D.Congo/2008/Harneis

L’UNICEF, presente da tempo in questa martoriata regione dell’Africa, ha immediatamente intensificato le attività umanitarie già in corso (nei giorni immediatamente precedenti la crisi erano stati assistiti oltre 50.000 sfollati del Nord Kivu) per venire incontro ai bisogni della popolazione infantile.

«Vediamo arrivare a Goma gente che è stata sfollata ormai due, tre, persino cinque volte in questi ultimi anni» riferisce Jaya Murthy, specialista dello staff UNICEF locale. «E abbiamo seguito decine di casi di bambini fuggiti da casa per arruolarsi nelle milizie» (su questo tema, suggeriamo questo articolo uscito sul Corriere della Sera)

Per fronteggiare la sete e prevenire il colera e le altre infezioni da acqua impura, l’UNICEF ha inviato a Goma numerose autocisterne, ciascuna carica di migliaia di litri di acqua potabile, oltre a 1.500 tonnellate di sostanze per potabilizzare le scorte idriche.

Aiuti essenziali sono giunti via aerea con 9 voli umanitari provenienti da Stati Uniti e Gran Bretagna, carichi di beni (alimentari e non) donati all’UNICEF per fronteggiare i bisogni di decine di migliaia di sfollati. Altri voli sono in programma nei prossimi giorni.

A Kibati, l’UNICEF aveva appena iniziato una campagna di vaccinazioni contro il morbillo per i 13.000 bambini ospiti del campo per sfollati: le vaccinazioni sono state interrotte per la caotica fuga dal campo di migliaia di famiglie, terrorizzate dall’avvicinarsi del fronte dei combattimenti. L’UNICEF conta di avviare nuove campagna di immunizzazione dal morbillo non appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno.

Per saperne di più sull’azione di soccorso dell’UNICEF per gli sfollati nel Nord Kivu visita la pagina dedicata agli aggiornamenti su questa crisi.

Per aiutare i bambini e le madri sfollate del Nord Kivu puoi contribuire con una donazione online oppure nei seguenti modi:

– cc postale n. 745.000 intestato a Comitato Italiano per l’UNICEF, causale: “Emergenza R.D. Congo”
– con carta di credito telefonando al Numero Verde gratuito UNICEF 800-745.000
– cc bancario n. 000.000.510051 presso Banca Popolare Etica, codice IBAN: IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051, intestato a Comitato Italiano per l’UNICEF, causale: “Emergenza R.D. Congo”
– presso la sede UNICEF della tua città (qui tutti gli indirizzi)

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