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Il nucleare: altre nuove 10 centrali

novembre 3, 2008

Dalla puntata di report di ieri sera (http://www.report.rai.it/R2_HPprogramma/0,,243,00.html)

Spegnere le centrali dopo che il referendum dell’87 aveva abrogato il nucleare è costato agli italiani circa 9 miliardi di euro. Soldi usciti dalle tasche delle famiglie con le bollette della luce per risarcire l’Enel del mancato guadagno e per mantenere in sicurezza gli impianti, che dopo 20 anni sono ancora lì con tutto il loro carico radioattivo.

Un’eredità che nessun governo fino a oggi ha saputo affrontare. Ci avrebbe dovuto pensare la Sogin,  una società pubblica, nata nel 1999 al momento della privatizzazione da una costola dell’Enel. Il nucleare era un ramo morto dell’azienda e presentarsi agli azionisti con un fardello simile significava partire con il piede sbagliato, meglio accollarlo alle famiglie. Ma fino a oggi la Sogin ha solo provveduto ad allontanare le barre di combustibile dagli impianti e neppure da tutte.

Nella piscina della centrale di Caorso ce ne sono circa  700, l’equivalente di 1.300 kg di plutonio. Altre 47 barre, contenenti 150 kg di plutonio sono in quella di Trino Vercellese: entrambe sono sulla riva del fiume più grande d’Italia. Nella centrale del Garigliano non sanno più dove mettere i rifiuti, in quella di Borgo Sabotino hanno il problema della grafite radioattiva che non si può spostare se non si trova il sito definitivo.

A La Casaccia a 25 chilometri da Roma c’è il più grande deposito di rifiuti radioattivi d’Italia, circa 7 mila metri cubi ed è al limite. Ci sono poi 5 kg di plutonio che possono essere usati per fini militari e che da due anni sono in un deposito dove l’impianto antincendio, dopo aver provocato un’esplosione, deve ancora essere omologato.

All’Itrec di Rotondella, vicino Matera, da 30 anni un impianto è attivo solo per mantenere in sicurezza le barre di uranio e torio che gli americani ci hanno lasciato in custodia e di cui non sappiamo cosa farne.

A Saluggia l’impianto si trova sul greto della Dora Baltea, in un sito che si è allagato tre volte in 15 anni. Ma il problema più grande l’hanno avuto per lo svuotamento di una vecchia piscina che dal 2004 perdeva liquido radioattivo minacciando la falda: avrebbe causato, secondo la testimonianza di un operatore intervistato da Report, un centinaio di casi di contaminazione interna.

Alla fine sul nostro territorio si contano oltre 30 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, che diventeranno 120.000 dopo lo smantellamento delle centrali  previsto per il  2020. Tutta roba che dovrebbe essere seppellita in un deposito nazionale. Nel 2003, dopo il fallimento di Scanzano Jonico,  il governo Berlusconi aveva dichiarato che sarebbe stato ultimato entro dicembre 2008. Mancano 2 mesi alla scadenza e del deposito nemmeno l’ombra. Tutto questo mentre la giostra del nucleare si prepara a ripartire…

Guarda il video -> http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Report%5E17%5E146713,00.html

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Privatizzazione dell’acqua?

novembre 1, 2008

La notizia è passata quasi inosservata, ma dal 5 agosto scorso l’Italia ha deciso che la sua acqua può essere privatizzata. La denuncia arriva da Padre Alex Zanotelli attraverso una lettera inviata a Beppe Grillo.
Per l’esattezza il provvedimento è contenuto nell’articolo 23 bis del decreto legge numero 113, comma 1, firmato dal ministro G. Tremonti dove si dà il via alle privatizzazioni dei servizi offerti dai diversi enti.
Le disposizioni del presente articolo disciplinano l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonche’ di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili.

L’approvazione è avvenuta con il consenso dell’opposizione e più precisamente del PD. Come scrive Zanotelli nella sua lettera:
Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del PD, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta (una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on. Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!). Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce.

Dal blog di Gianluca Aiello: http://gianlucaaiello.blogspot.com/2008/10/privatizzazione-dellacqua-in-corso.html

Classifica della corruzione in italia: 55°posto!

settembre 27, 2008

Classifica corruzione 2008 nel mondo di Transparency International:
http://www.transparency.org/news_room/in_focus/200- 8/cpi2008/cpi_2008_table

L’Italia e le Seychelles sono entrambe al 55° posto nel mondo per la corruzione nel settore pubblico. Siamo scesi di 14 posizioni dal 2007 grazie a una maggiore diffusione “dell’abuso di pubblici uffici per il guadagno privato”.
Propongo al presidente delle Seychelles, James Michel, un gemellaggio con l’Italia. Un grande Paese come il nostro potrà trasformare quel piccolo paradiso terrestre in una cloaca internazionale di grande rilievo.
Qualche inceneritore, due centrali nucleari riciclate dall’Enel, un po’ di narcotraffico per le rotte dell’Oceano Indiano, materiale tossico per costruire nuove scuole, pregiudicati in Parlamento a volontà.
L’Italia può offrire anche consulenza legale contro i problemi derivanti dalla corruzione. I nostri avvocati in Parlamento Alfano, Ghedini e Consolo sono i migliori sulla piazza. Se un parlamentare ha problemi con la giustizia trovano sempre il Lodo giusto per lui, per farla franca, per evitargli le seccature della galera. Il lodo Alfano ha posto al di sopra della legge le prime quattro cariche dello Stato. Il lodo Consolo dovrebbe mettere al sicuro dalla giustizia tutti i ministri, a partire da Matteoli, del quale, non per niente, Consolo è l’avvocato. Le leggi in Italia sono disegnate su misura da Ghedini, il doppiolavorista, avvocato dello psiconano. Difende il suo datore di lavoro sia in tribunale che in Parlamento. In Italia ogni politico che si rispetti nomina il suo avvocato senatore o deputato. Per non finire dentro.
In cambio le Seychelles potrebbero ospitare i mafiosi della 41 bis. E, in caso di condanna per il processo Mills, anche Testa d’Asfalto. Il Lodo Alfano, secondo il pubblico ministero Fabio De Pasquale, è incostuzionale. Con lui sono d’accordo tutti gli italiani, tranne Alfano, Ghedini e Consolo (il nuovo trio d’attacco alla Costituzione, l’Al-Ghe-Co) e il presidente della Repubblica Morfeo Napolitano.

Anche nel turismo siamo il fanalino di coda dell’UE: 28^ posizione nel mondo

luglio 12, 2008

L’Italia si è posizionata 28° nella classifica mondiale del turismo 2008 stilata nell’ambito del World Economic Forum. Questo studio, “Global Travel & Tourism Competiveness Report 2008”, prende in esame diversi fattori in base ai quali giudica la capacità di un Paese di attrarre il turismo.

Gli aspetti esaminati sono diversi: il contesto normativo che regola il settore del turismo e dei trasporti (T&T), le infrastrutture e l’ambito economico riferiti a questo settore e le risorse umane, naturali e culturali di cui uno Stato dispone. A sua volta ognuna di queste macro-variabili viene dettagliatamente in divisa in più parti in modo da creare degli indicatori a cui è associato un punteggio. La somma finale indica il livello di qualità del settore turistico di un determinato Paese e, di conseguenza, la sua capacità di attrarre visitatori.

Tra gli indicatori citati, accanto a quelli più classici come l’efficienza dei trasporti, la diffusione ed il costo dei servizi e la presenza di opere naturali ed umane di valore, ve ne sono altri il cui legame con il settore turistico appare meno immediato, ma che comunque influenzano molto la scelta dei visitatori. Fra di essi spiccano la sicurezza, la sanità, la presenza di risorse umane qualificate, il sistema legale, tutti elementi che potrebbero essere utilizzati come parametro di giudizio non solo per il settore turistico, ma per la stessa qualità della vita di un Paese.

L’Italia è risultata 28°, superata da quasi tutti i più importanti Paesi dell’Unione europea, classificatisi nelle prime dieci posizioni. Il primato, per il secondo anno consecutivo è andato alla Svizzera, seguita da Austria, Germania, Australia, Spagna, Gran Bretagna, Stati Uniti, Svezia, Canada e Francia. Davanti al Bel Paese, appellativo che potrebbe suonare ironico, anche Portogallo ed Olanda, mentre le tre posizioni immediatamente antecedenti alla ventottesima sono occupate da Malta, Estonia e Belgio.

Ed è proprio Tallin che colpisce e fa riflettere. Nessuno intende mettere in dubbio la bellezza della capitale estone, effettivamente sempre più meta di pellegrinaggi specie da parte dei giovani alla ricerca di destinazioni a buon mercato, né il fascino dei suoi paesaggi, ma si tratta pur sempre di uno di quegli Stati dell’Europa dell’est, nella mente di molti associati ad un certo degrado.

L’Italia poi è sempre stata celebrata per le sue bellezze, la moltitudine di reperti archeologici, le innumerevoli rovine romane così come per le opere rinascimentali, ma la lista potrebbe continuare ancora a lungo. Il loro valore è effettivamente stato riconosciuto tanto che all’Italia è stato assegnato l’8° posto alla voce “risorse culturali”, anche se potrebbe far discutere il fatto che è alle spalle della Svezia e immediatamente prima della Svizzera, ma sono gli altri gli ambiti dove perde molto e che la hanno relegata, appunto, alle spalle dell’Estonia.

Primo Mastrantoni, segretario nazionale dell’Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori), ha spiegato che “nonostante il 28° posto in valore assoluto possa non apparire così negativo, in realtà, se si tiene conto della realtà italiana, Paese che detiene la maggior concentrazione di beni culturali, che presenta un clima mediterraneo, mite ed ospitale, e dotata di paesaggi costieri collinari e montani da far invidia, si capisce come sia invece umiliante”.

Mastrantoni ha poi illustrato i motivi per cui, anche nella voce ‘beni culturali’ non siamo al primo posto come meriteremmo, affermando che “ciò è dovuto al fatto che i tesori ci sono, ma sono poco fruibili. Questo a causa sia delle carenze nel settore dei trasporti, sia della mancanza di servizi che affianchino le aree di interesse artistico, come invece accade in altri Paesi dove anche il più piccolo museo è dotato di servizi igienici, bookshop, ristorante e via dicendo.

La Svizzera è prima pur detenendo una percentuale di opere infinitesimali rispetto all’Italia, grazie alla sua capacità di valorizzarle”. Il segretario nazionale dell’Aduc ha concluso il suo intervento sostenendo che “questo giudizio, dal mero settore turistico potrebbe essere esteso all’intera qualità della vita italiana. Basti pensare a Napoli, centro artistico d’eccellenza inserito in un contesto paesaggistico mozzafiato, ma ahimè discreditato dal problema dei rifiuti.

Questa situazione danneggia il turismo così come la vita degli stessi Napoletani e ci vorranno decenni prima che le immagini di una città sommersa dai rifiuti si cancellino dalla mente delle persone”.

Per visualizzare la classifica clicca qui : http://www.weforum.org/pdf/CGR08/Rankings.pdf