Archive for the ‘Politica e News’ category

dicembre 3, 2008

L’UNICEF presenta un nuovo rapporto sul contagio madre-figlio in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS

New York, 1° dicembre 2008 – Diagnosi precoce e cure tempestive possono migliorare significativamente le aspettative di vita dei neonati esposti al rischio di contagio da HIV, secondo il rapporto lanciato oggi da quattro agenzie delle Nazioni Unite.

La pubblicazione, lanciata nella Giornata Mondiale contro l’AIDS e intitolata “Bambini e AIDS: terzo rapporto di aggiornamento”, è stata realizzata dall’UNICEF, dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS), dal Programma congiunto delle Nazioni Unite sull’HIV/AIDS (UNAIDS) e dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA).

«Senza cure appropriate metà dei bambini affetti da HIV moriranno prima di aver compiuto i due anni di età» afferma il Direttore generale dell’UNICEF Ann Veneman. «I neonati sieropositivi a cui viene diagnosticato tempestivamente il virus e che iniziano le cure entro la dodicesima settimana di vita hanno il 75% in più di possibilità di sopravvivenza

Tuttavia, nel 2007 meno del 10% dei neonati nati da madri affette da HIV ha effettuato il test prima dei due mesi di vita.

Il rapporto sottolinea l’importanza della diffusione del test affinché i bambini possano essere sottoposti alle cure necessarie il prima possibile.

«Oggi nessun bambino dovrebbe morire per cause collegate all’AIDS» ha affermato il Direttore generale dell’OMS Margaret Chan. «Sappiamo come prevenire queste tragiche morti, ma dobbiamo rafforzare i sistemi sanitari per assicurare che tutte le madri e tutti i bambini ricevano le cure quanto prima possibile.»

In alcuni dei paesi maggiormente colpiti dall’HIV e AIDS, quali Kenya, Malawi, Mozambico, Ruanda e Sudafrica si sta portando a regime il test per l’HIV nelle prime settimane di vita.

Nel 2007 30 Paesi a basso e medio reddito avevano adottato il nuovo metodo per il test per l’HIV (Dried Blood Spot Testing) rispetto ai 17 Paesi del 2005.

In molti paesi dell’Africa Subsahariana, tra i quali Botswana e Sudafrica, grazie a questo nuovo metodo molti bambini effettuano il test sin dalla sesta settimana di vita e molti di quelli che sono risultati positivi all’HIV hanno potuto iniziare la terapia antiretrovirale.

Ancora troppe poche donne incinte sanno se hanno o no l’HIV.

Nel 2007 solo il 18% delle donne incinte nei Paesi a basso e medio reddito ha effettuato il test e solo il 12% di quelle che sono risultate positive ha effettuato ulteriori accertamenti per verificare a che stadio era l’infezione e che tipo di cure erano necessarie.

«La prevenzione della trasmissione da madre a figlio dell’HIV è non solo un intervento efficace, ma un diritto umano» afferma Peter Piot, Direttore generale di UNAIDS. «Stiamo assistendo a progressi significativi in molti paesi, specialmente in alcune regioni dell’Africa, ma è necessario portare a regime l’accesso al test e alle cure necessarie per le donne incinte

Il rapporto raccomanda inoltre un maggiore accesso ai test per verificare le funzioni immunitarie delle donne incinte affette da HIV, per determinare lo stadio dell’infezione e decidere cure che rispondano ai bisogni sanitari delle donne e riducano il rischio di trasmissione ai figli.

La prevenzione è un’altra componente chiave della strategia delle Nazioni Unite sull’HIV e AIDS.

Ogni anno un numero significativo di giovani continua a contrarre l’HIV (il 45% dei nuovi contagi avviene tra persone di età compresa tra 15 e 24 anni).

In 22 paesi dell’Africa occidentale e centrale la prevenzione del contagio tra i giovani è prevista nei piani strategici nazionali di contrasto all’HIV.

In Camerun, nella Repubblica Democratica del Congo e in Nigeria esistono programmi specifici per ridurre i comportamenti a rischio, la vulnerabilità e la disparità tra i giovani sia dentro che fuori l’ambiente scolastico.

«In un mondo dove esiste l’HIV/AIDS, i giovani hanno bisogno di informazioni ed educazione complete e di accesso ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva per proteggere il proprio diritto alla salute» afferma il Direttore generale dell’UNFPA Thoraya Ahmed Obaid.

«Prevenire nuovi contagi tra le donne è la prima linea di difesa per prevenire il contagio tra i neonati. Coinvolgere i giovani negli interventi di contrasto all’HIV è il modo migliore per assicurare che questi programmi abbiano successo

Le cure per l’AIDS pediatrico, la prevenzione della trasmissione da madre a figlio dell’HIV e la prevenzione di nuovi contagi tra i giovani e gli adolescenti sono tre delle quattro priorità della Campagna “Uniti per i bambini, Uniti contro l’AIDS” analizzati in questo terzo rapporto di aggiornamento.

La quarta priorità è quella relativa alla cura e al sostegno dei circa 15 milioni di bambini che hanno perso uno o entrambi i genitori a causa dell’AIDS.

 (2.74 MB)“Children and AIDS – III Stocktaking Report” (in inglese) (2.74 MB)

Istituti Tecnici

novembre 23, 2008

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Copio ed incollo di seguito, dopo la linea tratteggiata, evidenziando i link, dal sito del sindacato GILDA di Venezia, pagina web http://www.gildavenezia.it/ le bozze de” I quadri orari dei futuri Istituti Tecnici.” (vi consiglierei comunque di leggere prima la nota della Gilda di Venezia in http://www.gildavenezia.it/riforma/riformadoc/2008/presentazione_quadri_tecnici.pdf)
Il quadro che emerge da tali bozze è desolante:

* Negli ITC – Istituti Tecnici Commerciali si passerebbe da 4 ore settimanali di “scienza della materia” a 0 ore, e nei corsi ITER (turistici, che diventerà IT per il Turismo) degli ITC si passerebbe da 2-3 ore settimanali di “laboratorio di chimica e fisica” a 0 ore : gli allievi degli attuali ITC (che mi risulta siano la maggior parte degli alunni degli istituti tecnici) verrebbero completamente privati dell’insegnamento della Chimica. Per loro si prospetterebbe un vero e proprio “analfabetismo chimico”, ingiusto ed inquietante anche riguardo ad una possibile loro futura iscrizione a corsi di laurea scientifici (non solo Chimica, ma anche Medicina, ad esempio)… Rimarrebbe invece praticamente intatta la disciplina “scienze della terra e biologia”, dei docenti di scienze della attuale classe di concorso A060.
* Negli attuali Istituti Tecnici Industriali – ITIS:
– nel biennio iniziale la chimica verrebbe unita alla fisica e si avrebbe una diminuzione del numero di ore complessivo;
– nel triennio, indirizzo chimico, a fronte di un aumento delle ore di italiano e da un mantenimento delle ore di tutte le altre materie, si avrebbe un netto taglio per tutte le discipline chimiche: diminuzione di 5 ore settimanali per l’opzione chimica e materiali e di 7 ore per le opzioni chimica e biotecnologie ambientali o sanitarie: in entrambi i casi un’enormità, praticamente tutto il taglio, ed anche di più a carico delle discipline chimiche.
– Riguardo ai docenti di laboratorio, ad essi verrebbe data la possibilità di insegnare per più della metà delle ore disponibili la disciplina chimica in maniera autonoma (ovviamente con sottrazione di ore al docente laureato)…
* Gli attuali corsi geometri si aggregherebbero agli ITIS, con un taglio di ore di lezione di chimica nel biennio anche maggiore e con la scomparsa della chimica applicata ai materiali da costruzione nel terzo anno
* I docenti chimici della attuale concorso A013 quindi, se non cambia qualcosa in queste bozze, sarebbero espulsi in massa dagli Istituti Tecnici, visto che molti di loro o lavorano negli ITC o nei trienni finali degli attuali ITIS ad indirizzo chimico; comunque anche nel biennio iniziale degli attuali ITIS e geometri si perdono ore… un inutile e dannoso spreco di risorse umane qualificate e preparate… e un incalcolabile danno per gli alunni e per il Paese…

In più il passaggio degli istituti d’arte a Licei artistici comporta la perdita tortale delle ore di chimica e la tecnologia dei materiali.

Mi auguro che i Presidenti della SCI, del CNC e dell’AIC possano agire contro questi macroscopici errori quanto prima con la massima energia, se possibile in maniera unitaria, o quanto meno sinergica, ribadendo le circostanziate e dettagliate richieste fatte sui nuovi quadri orario di istituti tecnici, professionali e licei. La situazione mi pare infatti grave, anzi gravissima, e i tempi strettissimi (entro dicembre o anche prima tutto potrebbe essere deciso)… Le bozze in quanto tali possono essere cambiate e migliorate…

Berlusconi sulla TAV: “Faremo i lavori attraverso l’uso della forza”

novembre 6, 2008

Ma perchè le persone non vogliono la TAV?

Scheda di sintesi delle motivazioni contrarie alla realizzazione
dell’Alta Velocità ferroviaria Lione-Torino

(Analisi aggiornata al secondo progetto preliminare RFI, depositato il 10 Dicembre 2003 )

A cura dei
Lavoratori per un Futuro Sostenibile

Torino, Maggio 2004


Treni ad Alta Velocità – treni ad Alta Capacità

Tratta Lione – Torino
Il tunnel
Questo è il profilo del tunnel di base della progettata linea TAV-TAC (Treno ad Alta Velocità – Treno ad Alta Capacità) nella tratta internazionale della LIONE-TORINO: da St.Jean de Maurienne a Venaus. Sarà realizzato con due gallerie parallele (bitubo) per elevare il grado di sicurezza: in caso di incidente una è per i soccorsi.

  • E’ lungo 52 Km; l’altezza del carico di roccia sovrastante arriva ad un massimo di oltre 2500 m; la temperatura prevista nella zona centrale è superiore ai 35 gradi per oltre 15 Km, con un picco di 50 gradi.
  • La durata della costruzione, con tecnica mista “fresa-esplosivo” è prevista in almeno 10 anni (12-15 per completare le 2 gallerie)
  • Lo scavo produrrà 15 milioni di metri cubi di detriti (lo “smarino”) con presenza di amianto e uranio: metà dovrà essere sparso in Valsusa (entro 30 Km, per economia dei costi); a questi detriti depositati in valle si assommeranno quelli dei successivi 2 lunghi tunnel (Bussoleno 12 Km e Gravio-Musinè 23 Km) che attraverseranno la nota vena amiantifera presente nello spartiacque tra le valli Lanzo e Susa.
  • Saranno allo stesso tempo prelevati localmente centinaia di migliaia di metri cubi di buona ghiaia per il calcestruzzo di rivestimento delle gallerie.
  • Lo scavo prosciugherà molte falde che alimentano gli acquedotti di valle, come già accaduto in Appennino per il TAV Bologna-Firenze.
  • A servizio del tunnel dovrà essere realizzato, più a valle (tra Chianocco e Borgone), un piazzale di stazionamento e carico per i treni lungo 2-3 Km, largo 100 m. e con pendenza inferiore al 2 per mille: in pratica una diga di terra in grado di sbarrare il vallone di Chianocco. Un’opera a gravissimo rischio idrogeologico.

L’impresa che dal lato Francese si propone per il tunnel è la ROCKSOIL dell’ing. Lunardi (intestata alla moglie, ora che lui è ministro delle infrastrutture)


Percorsi della linea


I tracciati da Venaus a Settimo

per approfondimenti vedere:
– la sezione Linea TAV Torino-Lione su questo sito
– le pagine di www.ambientevalsusa.it

Progetto di LTF per la tratta internazionale [S. Jean de Maurienne-S. Didero]
2° progetto preliminare di RFI per la tratta italiana [S. Didero-Settimo]
In valle di Susa il tracciato si sviluppa interamente sul costone che ne delimita la sinistra orografica, dividendola dalle valli di Lanzo. Dall’uscita del tunnel, a Venaus, si attraversa in viadotto la Val Cenischia per trovare subito una nuova galleria (12 Km) alle spalle di Susa e Bussoleno; nella successiva piana tra Bruzolo, S.Didero e Borgone termina la tratta internazionale ed inizia quella italiana: qui sono previsti il piazzale di stazionamento ed il raccordo lato monte con la linea ferroviaria storica. Segue la galleria Gravio-Musiné di 23 Km, che sbuca presso Val della Torre, poi prevalentemente a cielo aperto (alternando tratti di soprelevata e tratti in trincea) si sviluppa la cosiddetta Gronda Nord di Torino, attraverso i territori comunali di Alpignano, Pianezza, Collegno (Savonera), Venaria (tunnel nell’abitato), Torino e Borgaro fino a raggiungere Settimo Torinese (con tunnel sotto le autostrade e la tangenziale) dove si realizzano la saldatura alla tratta TAV Torino-Milano ed il raccordo lato valle con la ferrovia storica.
Se l’opera in valle comporta prosciugamenti di sorgenti e spargimento di amianto ed uranio con rischi di elevata mortalità che si estendono fino a Torino, nell’area della gronda nord essa compromette (in qualche caso definitivamente) le attività agricole e zootecniche devastando il sistema di falde superficiali e canali irrigui con i trinceroni e gli alti muraglioni (fino a 5-6 metri) che si rendono necessari per contenere il rumore e le vibrazioni in fase di esercizio.
L’esperienza delle linee ad alta velocità nel resto del mondo insegna infatti che queste sono compatibili con la condizione residenziale solo quando gli insediamenti siano collocati al di fuori di fasce di protezione di 150 metri per lato: è il cosiddetto corridoio di servizio industriale non utilizzabile per uso abitativo o agricolo. Date le caratteristiche del territorio molti fabbricati ed insediamenti sarebbero purtroppo all’interno di questo corridoio. [1]

Con questa soluzione progettuale la linea ad alta velocità non si collega al nodo ferroviario (passeggeri e merci) metropolitano di Torino; solo i treni con capolinea nella città ne toccherebbero stazioni e scali mediante la linea storica, utilizzando i raccordi di Bruzolo o Settimo. La prospettiva non piace a Comune di Torino, Provincia e Regione che rivendicano la realizzazione di un ramo di connessione della TAV in città, sotto corso Marche, ma le ferrovie obiettano che i costi sarebbero esorbitanti e che ogni attraversamento di nodi urbani significa un rallentamento…


Tempi e modi di realizzazione

I tempi di realizzazione per completare l’opera sono stimabili nell’ordine dei 15-20 anni. Pur prevedendo di lavorare parallelamente alle tratte nazionale ed internazionale sarà quest’ultima, col tunnel di base, a comportare imprevisti e tempi lunghi, come insegna l’esperienza delle gallerie TAV appenniniche.
Per la tratta italiana, tra S. Didero e Settimo, nei prossimi 10-12 anni, funzioneranno 11 cantieri con enorme consumo di energia e petrolio, con inquinamento dei suoli e delle acque, con centinaia di camion e mezzi di scavo che di giorno ed in qualche caso anche di notte assilleranno le popolazioni con polvere, rumore e gas di scarico paralizzando per giunta la viabilità locale.

A parere del Governo, ma anche del Sindaco di Torino, dei Presidenti di Provincia e Regione questa “economia cantieristica” sarà una chiave di sviluppo a compensazione della perdita occupazionale nell’industria: in realtà sarà caratterizzata dall’impiego di manodopera immigrata a bassa specializzazione ed a rischio di elevato sfruttamento in condizioni di scarsa sicurezza (3 morti in 1 anno sulla TAV TO-MI); data l’enorme mole di denaro in gioco sarà nuova occasione di appalti e subappalti con i consueti margini di manovra per la corruzione politico-imprenditoriale, con apertura ad infiltrazioni mafiose.[2]
L’impresa che si impone per la realizzazione dell’opera è IMPREGILO (di Romiti figlio, gruppo FIAT) primo contraente di TAV in Italia
.


Costi di realizzazione
I costi di realizzazione dell’intera tratta, tunnel di base compreso, sono oggi stimati nell’ordine di circa 16 miliardi di Euro (32 mila miliardi di Lire); l’esperienza del TAV Bologna-Firenze, che èsimile per le caratteristiche del territorio, ha però dimostrato ancora una volta che in 10 anni, ben prima del termine, i costi risultano più che quadruplicati. I promotori sperano nell’apporto di finanziamenti privati, ma le previsioni di scarsa redditività di esercizio e l’esempio eclatante del fallimento del tunnel anglo-francese sotto la Manica tengono lontani gli investitori. Quasi tutti i soldi necessari a sostenere l’opera dovranno allora provenire da fonte pubblica e saranno quelli sottratti, in ultima analisi, a welfare, scuola, sanità: in presenza di un’economia in crisi si tende a risolvere il problema del reperimento dei fondi mediante prestiti bancari (alla Infrastrutture spa) garantiti dallo Stato (tramite Patrimonio spa che ipotecherebbe beni demaniali, spiagge, monumenti…) da restituire nei successivi 20-30 anni coi relativi interessi.
Un “geniale” trucco dei maghi della finanza creativa per non far apparire il deficit nel bilancio pubblico, evitando la violazione dei parametri europei.
Il medesimo schema verrebbe applicato a numerose altre infrastrutture messe in cantiere dal Governo: la trovata straordinaria è di addossarne i costi alle generazioni future, impegnando denaro pubblico di domani per sostenere gli immediati profitti privati di finanziatori e costruttori; sempre che in Italia non si verifichi, a forza di investire in opere faraoniche quantità esorbitanti di denaro che non c’è, una bancarotta simile a quella dell’Argentina.

Economia di gestione
Si è calcolato[3] che, ad opera ultimata, i costi di gestione potrebbero essere a pareggio solo se sulla linea transitassero almeno 40 milioni di tonnellate di merci all’anno: 350 treni al giorno, uno ogni 4-5 minuti, lunghi 1500-2000 metri, alla velocità di 150 Km/h; alternati a treni passeggeri con velocità fino a 300 Km/h (sarà necessaria, tra l’altro, una continua e costosa manutenzione per garantire sicurezza alle alte velocità e tentare di minimizzare l’impatto acustico).
Si dubita però fortissimamente della possibilità di costringere I flussi di merci che ora attraversano i confini in diversi punti (su ferrovia a Ventimiglia, Bardonecchia, Domodossola, Chiasso, Brennero…) a concentrarsi su di un unico tunnel, anche quando si ipotizzi un forte, artificioso aumento dei pedaggi per i TIR nei tunnel autostradali e sulle strade di valico.
E` pertanto già prevedibile una gestione in perdita economica per decine di anni e quindi si ipoteca, anche qui, il denaro pubblico futuro per coprire i disavanzi.

  • In definitiva quest’opera serve sicuramente a trasformare ingenti investimenti pubblici in profitti privati delle imprese di costruzione.
  • E, in esercizio, produrrà molto probabilmente perdite che saranno da ripianare, ancora una volta, con denaro pubblico.
  • Avrà inoltre un impatto insostenibile sull’ambiente e la popolazione dei territori attraversati

Questi sono i principali motivi dell’opposizione popolare e degli Enti Locali interessati; vi sono però anche ragioni di principio che dividono le forze favorevoli e contrarie al TAV-TAC. Nel seguito le elenchiamo, mettendole a confronto.

(http://www.notavtorino.org/documenti/Scheda_NOTAV.htm)

YES WE CAN

novembre 5, 2008

Yes We CAN!

PHOENIX – Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Il primo candidato afro-americano conquista la Casa Bianca in modo trionfale, vincendo dall’Est all’Ovest, dalle Montagne Rocciose agli Appalachi, conquista gli Stati repubblicani decisivi con un’onda d’urto che ridisegna di blu, il colore dei Democratici, la mappa elettorale degli Usa.
Erano appena passate le sette del pomeriggio quando i network televisivi, primi arbitri del risultato, gli hanno assegnato la vittoria. Dieci minuti dopo, come vuole la tradizione americana, lo sconfitto John McCain gli ha concesso la vittoria: “Ho avuto l’onore di congratularmi con il senatore Obama, che questa notte è diventato il nuovo presidente degli Stati Uniti”.

Non c’è dubbio che si è trattato di un trionfo e questa volta gli elettori hanno confermato i sondaggi che vedevano unanimemente vincitore il candidato democratico. Obama conquista il voto popolare staccando McCain di quattro milioni di voti e conquista almeno 335 voti elettorali (ne bastavano 270) quando ne devono essere assegnati ancora 49. Vince in Florida e Ohio, i due Stati che avevano portato Bush alla Casa Bianca nel 2000 e nel 2004, conquista la Virginia, dove l’ultima vittoria democratica risaliva al 1964, con tre punti di vantaggio e ottine una clamorosa vittoria, sia pure per poche migliaia di voti in North Carolina, lo Stato del profondo sud dove l’elettorato afro-americano ha fatto la differenza. Quando mancano da assegnare solo tre Stati è leggermente in testa in Montana e Indiana e leggermente indietro in Missouri. Stravince la battaglia del West conquistando in un colpo solo Colorado, Nevada e New Mexico.

La valanga democratica si fa sentire anche al Congresso. I democratici avanzano alla Camera dove conquistano come minimo tredici nuovi deputati e si aggiudicano diversi seggi al Senato. Non saranno forse sufficienti per raggiungere quel quota 60 che renderebbe il Senato blindato, ma per i repubblicani la sconfitta di Elizabet Dole in North Carolina e di John Sununu in New Hampshire insieme alla perdita dei seggi della Virginia, del Colorado e del New Mexico è di quelle che bruciano.

Mentre nel Grant Park di Chicago una folla si preparava a festeggiare Obama il nuovo presidente ha ricevuto anche le congratulazioni di Bush: “Presidente eletto, mi congratulo. Che fantastica notte per lei, la sua famiglia e i suoi sostenitori. Io e Laura abbiamo chiamato per congratularci con lei e sua moglie. Prometto di rendere dolce questa transizione. Lei è in procinto di intraprendere uno dei più grandi viaggi della vita”.

Nella notte feste spontanee sono esplose in ogni angolo d’America. Da Harlem ad Atlanta, dai campus universitari ai quartieri ispanici, decine di migliaia di persone di ogni età, razza e religione sono scese in strada per festeggiare una vittoria epocale. A New York, Times Square si è riempita di gente mentre l’Empire State Building, che era colorato di rosso e blu in spirito bipartisan ha cambiato colore per illuminarsi con il blu democratico.
(5 novembre 2008)( http://www.repubblica.it/2008/10/speciale/altri/2008elezioniusa/risultati-voto/risultati-voto.html)

Il nucleare: altre nuove 10 centrali

novembre 3, 2008

Dalla puntata di report di ieri sera (http://www.report.rai.it/R2_HPprogramma/0,,243,00.html)

Spegnere le centrali dopo che il referendum dell’87 aveva abrogato il nucleare è costato agli italiani circa 9 miliardi di euro. Soldi usciti dalle tasche delle famiglie con le bollette della luce per risarcire l’Enel del mancato guadagno e per mantenere in sicurezza gli impianti, che dopo 20 anni sono ancora lì con tutto il loro carico radioattivo.

Un’eredità che nessun governo fino a oggi ha saputo affrontare. Ci avrebbe dovuto pensare la Sogin,  una società pubblica, nata nel 1999 al momento della privatizzazione da una costola dell’Enel. Il nucleare era un ramo morto dell’azienda e presentarsi agli azionisti con un fardello simile significava partire con il piede sbagliato, meglio accollarlo alle famiglie. Ma fino a oggi la Sogin ha solo provveduto ad allontanare le barre di combustibile dagli impianti e neppure da tutte.

Nella piscina della centrale di Caorso ce ne sono circa  700, l’equivalente di 1.300 kg di plutonio. Altre 47 barre, contenenti 150 kg di plutonio sono in quella di Trino Vercellese: entrambe sono sulla riva del fiume più grande d’Italia. Nella centrale del Garigliano non sanno più dove mettere i rifiuti, in quella di Borgo Sabotino hanno il problema della grafite radioattiva che non si può spostare se non si trova il sito definitivo.

A La Casaccia a 25 chilometri da Roma c’è il più grande deposito di rifiuti radioattivi d’Italia, circa 7 mila metri cubi ed è al limite. Ci sono poi 5 kg di plutonio che possono essere usati per fini militari e che da due anni sono in un deposito dove l’impianto antincendio, dopo aver provocato un’esplosione, deve ancora essere omologato.

All’Itrec di Rotondella, vicino Matera, da 30 anni un impianto è attivo solo per mantenere in sicurezza le barre di uranio e torio che gli americani ci hanno lasciato in custodia e di cui non sappiamo cosa farne.

A Saluggia l’impianto si trova sul greto della Dora Baltea, in un sito che si è allagato tre volte in 15 anni. Ma il problema più grande l’hanno avuto per lo svuotamento di una vecchia piscina che dal 2004 perdeva liquido radioattivo minacciando la falda: avrebbe causato, secondo la testimonianza di un operatore intervistato da Report, un centinaio di casi di contaminazione interna.

Alla fine sul nostro territorio si contano oltre 30 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, che diventeranno 120.000 dopo lo smantellamento delle centrali  previsto per il  2020. Tutta roba che dovrebbe essere seppellita in un deposito nazionale. Nel 2003, dopo il fallimento di Scanzano Jonico,  il governo Berlusconi aveva dichiarato che sarebbe stato ultimato entro dicembre 2008. Mancano 2 mesi alla scadenza e del deposito nemmeno l’ombra. Tutto questo mentre la giostra del nucleare si prepara a ripartire…

Guarda il video -> http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Report%5E17%5E146713,00.html

Dario Fo: La nostra scuola è al di sotto del medioevo

novembre 1, 2008

Testo:
“L’unico modo, come diceva un certo Mao Tze Thung, bisogna andare dentro dove sta la tigre, per capire l’antro, per capire cosa succede intorno. Io sono stato alla Statale di Milano e ho recitato tenendo una lezione. Mi serviva una provocazione per sentire gli umori, ascoltare attraverso i riflessi quello che era il clima e soprattutto capire una cosa: a che livello di conoscenza e di informazione sono gli studenti. E mi sono meravigliato rispetto a quarant’anni prima, quando ci andai, e mi ricordo un clima caotico, ricordo che le cose erano un po’ a braccio, ricordo che si capivano certi slogan e certi valori che si ripetevano ma che non erano approfonditi.
Insomma, questa gioventù ha invece una conoscenza e soprattutto è evidente che ha dialogato, ha avuto conflitti chiari con gente che la pensava diversamente, e per questo sono informatissimi! Una delle cose che mi hanno detto subito è stata: “Questa è una lotta non soltanto per il problema del denaro, ma per il problema della libertà e della nostra vita.” Cioè noi ci troviamo con un governo che spara basso a tagliare orizzontalmente i danari che ci occorrono per tenere in piedi l’università non soltanto per risparmiare e per farsi la moneta, per usare poi – cosa terribile – per comprare degli aerei o per dare i sussidi all’altra parte del discorso, cioè alla scuola privata. Ma è proprio per distruggerla quella pubblica! Abbassarla, portarle via l’agibilità, lo spazio, il respiro in modo che naturalmente, quella privata, abbia la possibilità di emergere e di essere l’unica università accessibile perché ha dei mezzi e perché chi si presenta paga rette alte che permettono anche di guadagnare e hanno magari professori che guadagnando di più sono selezionati, cosa che per noi non succede.
Un’altra cosa di cui loro hanno chiara idea è la falsità di questo decreto, di questa legge. Che cosa ha sotto? Sanno benissimo e lo dicono sempre: l’università è malata ci sono professori eletti attraverso gabole, ci sono i baroni che hanno in mano tutta la macchina dell’insegnamento e poi tirano dentro i figli., i nipoti, hai queste scuole che sono inesistenti, con programmi spaventosi collocati in spazi di provincia perché servono al luogo, ma servono soprattutto a nuovi baroni che avranno finalmente la propria personale università. Fanno commercio, mercato, scambio.
Ebbene, sono le prime cose che ti dice la Destra. Ma forse c’è scritto nel loro programma che si eliminano? Che tizio, caio sempronio, che ha il figlio il nipote, la moglie eccetera, sarà eliminato e gli sarà fatto una specie di processo per ristabilire la legalità e soprattutto un rapporto univoco, o meglio, equilibrato dell’università? Neanche per idea. Quelli rimangono! E’ il cancro che deve rimanere perché fa parte dell’equilibrio. La nostra università ha delle piaghe terribili, dei morti dentro l’armadio all’infinito, ma naturalmente questi devono rimanere perché la macchina del potere vive attraverso queste forme di piccoli furti, piccole aggressioni, furberie soprattutto sporcizia morale che non esiste.
La cosa che devono fare gli studenti è capire che questa macchina bisogna eliminarla, che anche ai propri professori bisogna gridare non vogliamo un’università fatta di intrallazzi, di giochi, di corrutele e via dicendo. Che bisogna rinnovare, che c’è un fatto morale da perseguire e che ci interessa imparare con dei mezzi perché oltre che gli stipendi molto bassi, checché si racconti che in Italia si spenda molto di più che in altri Paesi, io dico forse si bruciano più soldi, però la condizione di vita dei professori, non dico dei baroni, è dura!
Ecco, prima di tutto bisogna dare una dignità ai professori e farli tornare al livello di quando io andavo all’università sessant’anni fa, e soprattutto dare i mezzi perché se io vado all’estero a fare dei corsi di cosa mi accorgo? Che se tengo lezioni di scenografia mi mettono a disposizione un teatro! Con tutte le calate, tutti gli svergoli, con le quinte, con tutti i passaggi, le tecnologie più avanzate, con le luci… cioè, i ragazzi che studiano per diventare registi, gestori di teatro, per scrivere e via dicendo, hanno la conoscenza di tutto. Sono tecnicamente avanzatissimi. Da noi no! Da noi è come fare scuola guida seduti su una sedia anziché sulla macchina con un cerchio in mano per fare finta di mimare la guida. Be’ io ai tempi di Mussolini ero troppo giovane, non ero ancora in università, sono entrato durante la guerra, quando c’era un caos terribile, gente che doveva fare i conti con viaggi incredibili e soprattutto c’erano i bombardamenti. Non si può fare un esempio. Ma Mussolini, con tutto l’affastellamento, aveva cose anche migliori di quelle che ci sono oggi e soprattutto si spendevano dei denari e si facevano strutture nuove e si impiantavano macchine di conoscenza maggiori di quelle che ci sono oggi, è incredibile ma è così.
D’altra parte se tu vai nella storia dell’università, da quando è nata nel decimo secolo venendo in avanti, tu vedrai sempre che le città che avevano un peso, che avevano un’economia alta, che avevano strutture civili molto elevate, pensiero molto elevato e una filosofia alta, ebbene avevano grandi università che non erano soltanto intese come noi abbiamo avuto informazione dal pagamento di rette di grandi signori che potevano permettersi di mandare a scuola i loro figli fino a fondo selezione. No! Esistevano nel tempo già nei comuni dei lasciti, addirittura degli stipendi che si davano a quei degni studenti che dimostravano impegno, soprattutto senso dello studio e volontà profonda di apprendere. Questo oggi non c’è più! La situazione sta crollando, sta svuotandosi, quindi siamo al di sotto della dimensione medievale.” Dario Fo

Privatizzazione dell’acqua?

novembre 1, 2008

La notizia è passata quasi inosservata, ma dal 5 agosto scorso l’Italia ha deciso che la sua acqua può essere privatizzata. La denuncia arriva da Padre Alex Zanotelli attraverso una lettera inviata a Beppe Grillo.
Per l’esattezza il provvedimento è contenuto nell’articolo 23 bis del decreto legge numero 113, comma 1, firmato dal ministro G. Tremonti dove si dà il via alle privatizzazioni dei servizi offerti dai diversi enti.
Le disposizioni del presente articolo disciplinano l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonche’ di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili.

L’approvazione è avvenuta con il consenso dell’opposizione e più precisamente del PD. Come scrive Zanotelli nella sua lettera:
Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del PD, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta (una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on. Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!). Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce.

Dal blog di Gianluca Aiello: http://gianlucaaiello.blogspot.com/2008/10/privatizzazione-dellacqua-in-corso.html