Archive for the ‘Ambiente’ category

Far Oer, Danimarca, il massacro delle balene

novembre 18, 2008

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La vergogna della Danimarca

Quando i delfini balena si avvicinano alle isole Far Oer della Danimarca è un giorno di festa. Le scuole chiudono e i bambini si recano in spiaggia insieme ai genitori. La popolazione, vestita con i costumi tradizionali, si appresta a ricevere i cetacei.

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I delfini balena arrivano in gruppi, molte femmine con i piccoli. Sono animali socievoli, curiosi e non hanno timore dell’uomo. E’ il grande spettacolo di autunno per gli isolani. In motoscafo spingono le balene nelle baie dove l’acqua è poco profonda.

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Quindi si avvicinano con fiocine di due chili e le piantano più volte nelle carni degli animali finchè non li hanno immobilizzati. I carnefici delle Far Oer possono allora estrarre i coltelli da 15 centimetri e tagliare grasso e carne viva per trapassare la spina dorsale. I piccoli danesi applaudono mentre le balene gridano. Non lo sapevate? Le balene gridano come gli esseri umani quando sono macellate. L’acqua acquista un bel colore rosso sangue. 2.000 balene sono trascinate sulla riva dai coraggiosi abitanti delle Far Oer per essere lasciate agonizzare. La maggior parte marcisce ed è ributtata a mare.

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Il delfino balena è una specie protetta e non si conosce il numero di esemplari ancora esistente.
Invito i lettori del blog a non recarsi in vacanza nelle isole Far Oer o a comprare prodotti danesi fino a quando questo ignobille massacro durerà.
Inviate una mail alla regina di Danimarca per chiederle di intervenire e promuovete questa iniziativa sul vostro blog.

Diffondi l’iniziativa
Stop the whales massacre! <a href=”http://www.beppegrillo.it/iniziative/whalesmassacre?s=user&#8221; target=”_blank” ><img src=”http://www2.beppegrillo.it/iniziative/salviamolebalene/banner.jpg&#8221; border=”0″ alt=”Stop the whales massacre!”/></a>

Il nucleare: altre nuove 10 centrali

novembre 3, 2008

Dalla puntata di report di ieri sera (http://www.report.rai.it/R2_HPprogramma/0,,243,00.html)

Spegnere le centrali dopo che il referendum dell’87 aveva abrogato il nucleare è costato agli italiani circa 9 miliardi di euro. Soldi usciti dalle tasche delle famiglie con le bollette della luce per risarcire l’Enel del mancato guadagno e per mantenere in sicurezza gli impianti, che dopo 20 anni sono ancora lì con tutto il loro carico radioattivo.

Un’eredità che nessun governo fino a oggi ha saputo affrontare. Ci avrebbe dovuto pensare la Sogin,  una società pubblica, nata nel 1999 al momento della privatizzazione da una costola dell’Enel. Il nucleare era un ramo morto dell’azienda e presentarsi agli azionisti con un fardello simile significava partire con il piede sbagliato, meglio accollarlo alle famiglie. Ma fino a oggi la Sogin ha solo provveduto ad allontanare le barre di combustibile dagli impianti e neppure da tutte.

Nella piscina della centrale di Caorso ce ne sono circa  700, l’equivalente di 1.300 kg di plutonio. Altre 47 barre, contenenti 150 kg di plutonio sono in quella di Trino Vercellese: entrambe sono sulla riva del fiume più grande d’Italia. Nella centrale del Garigliano non sanno più dove mettere i rifiuti, in quella di Borgo Sabotino hanno il problema della grafite radioattiva che non si può spostare se non si trova il sito definitivo.

A La Casaccia a 25 chilometri da Roma c’è il più grande deposito di rifiuti radioattivi d’Italia, circa 7 mila metri cubi ed è al limite. Ci sono poi 5 kg di plutonio che possono essere usati per fini militari e che da due anni sono in un deposito dove l’impianto antincendio, dopo aver provocato un’esplosione, deve ancora essere omologato.

All’Itrec di Rotondella, vicino Matera, da 30 anni un impianto è attivo solo per mantenere in sicurezza le barre di uranio e torio che gli americani ci hanno lasciato in custodia e di cui non sappiamo cosa farne.

A Saluggia l’impianto si trova sul greto della Dora Baltea, in un sito che si è allagato tre volte in 15 anni. Ma il problema più grande l’hanno avuto per lo svuotamento di una vecchia piscina che dal 2004 perdeva liquido radioattivo minacciando la falda: avrebbe causato, secondo la testimonianza di un operatore intervistato da Report, un centinaio di casi di contaminazione interna.

Alla fine sul nostro territorio si contano oltre 30 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, che diventeranno 120.000 dopo lo smantellamento delle centrali  previsto per il  2020. Tutta roba che dovrebbe essere seppellita in un deposito nazionale. Nel 2003, dopo il fallimento di Scanzano Jonico,  il governo Berlusconi aveva dichiarato che sarebbe stato ultimato entro dicembre 2008. Mancano 2 mesi alla scadenza e del deposito nemmeno l’ombra. Tutto questo mentre la giostra del nucleare si prepara a ripartire…

Guarda il video -> http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Report%5E17%5E146713,00.html

Dario Fo: La nostra scuola è al di sotto del medioevo

novembre 1, 2008

Testo:
“L’unico modo, come diceva un certo Mao Tze Thung, bisogna andare dentro dove sta la tigre, per capire l’antro, per capire cosa succede intorno. Io sono stato alla Statale di Milano e ho recitato tenendo una lezione. Mi serviva una provocazione per sentire gli umori, ascoltare attraverso i riflessi quello che era il clima e soprattutto capire una cosa: a che livello di conoscenza e di informazione sono gli studenti. E mi sono meravigliato rispetto a quarant’anni prima, quando ci andai, e mi ricordo un clima caotico, ricordo che le cose erano un po’ a braccio, ricordo che si capivano certi slogan e certi valori che si ripetevano ma che non erano approfonditi.
Insomma, questa gioventù ha invece una conoscenza e soprattutto è evidente che ha dialogato, ha avuto conflitti chiari con gente che la pensava diversamente, e per questo sono informatissimi! Una delle cose che mi hanno detto subito è stata: “Questa è una lotta non soltanto per il problema del denaro, ma per il problema della libertà e della nostra vita.” Cioè noi ci troviamo con un governo che spara basso a tagliare orizzontalmente i danari che ci occorrono per tenere in piedi l’università non soltanto per risparmiare e per farsi la moneta, per usare poi – cosa terribile – per comprare degli aerei o per dare i sussidi all’altra parte del discorso, cioè alla scuola privata. Ma è proprio per distruggerla quella pubblica! Abbassarla, portarle via l’agibilità, lo spazio, il respiro in modo che naturalmente, quella privata, abbia la possibilità di emergere e di essere l’unica università accessibile perché ha dei mezzi e perché chi si presenta paga rette alte che permettono anche di guadagnare e hanno magari professori che guadagnando di più sono selezionati, cosa che per noi non succede.
Un’altra cosa di cui loro hanno chiara idea è la falsità di questo decreto, di questa legge. Che cosa ha sotto? Sanno benissimo e lo dicono sempre: l’università è malata ci sono professori eletti attraverso gabole, ci sono i baroni che hanno in mano tutta la macchina dell’insegnamento e poi tirano dentro i figli., i nipoti, hai queste scuole che sono inesistenti, con programmi spaventosi collocati in spazi di provincia perché servono al luogo, ma servono soprattutto a nuovi baroni che avranno finalmente la propria personale università. Fanno commercio, mercato, scambio.
Ebbene, sono le prime cose che ti dice la Destra. Ma forse c’è scritto nel loro programma che si eliminano? Che tizio, caio sempronio, che ha il figlio il nipote, la moglie eccetera, sarà eliminato e gli sarà fatto una specie di processo per ristabilire la legalità e soprattutto un rapporto univoco, o meglio, equilibrato dell’università? Neanche per idea. Quelli rimangono! E’ il cancro che deve rimanere perché fa parte dell’equilibrio. La nostra università ha delle piaghe terribili, dei morti dentro l’armadio all’infinito, ma naturalmente questi devono rimanere perché la macchina del potere vive attraverso queste forme di piccoli furti, piccole aggressioni, furberie soprattutto sporcizia morale che non esiste.
La cosa che devono fare gli studenti è capire che questa macchina bisogna eliminarla, che anche ai propri professori bisogna gridare non vogliamo un’università fatta di intrallazzi, di giochi, di corrutele e via dicendo. Che bisogna rinnovare, che c’è un fatto morale da perseguire e che ci interessa imparare con dei mezzi perché oltre che gli stipendi molto bassi, checché si racconti che in Italia si spenda molto di più che in altri Paesi, io dico forse si bruciano più soldi, però la condizione di vita dei professori, non dico dei baroni, è dura!
Ecco, prima di tutto bisogna dare una dignità ai professori e farli tornare al livello di quando io andavo all’università sessant’anni fa, e soprattutto dare i mezzi perché se io vado all’estero a fare dei corsi di cosa mi accorgo? Che se tengo lezioni di scenografia mi mettono a disposizione un teatro! Con tutte le calate, tutti gli svergoli, con le quinte, con tutti i passaggi, le tecnologie più avanzate, con le luci… cioè, i ragazzi che studiano per diventare registi, gestori di teatro, per scrivere e via dicendo, hanno la conoscenza di tutto. Sono tecnicamente avanzatissimi. Da noi no! Da noi è come fare scuola guida seduti su una sedia anziché sulla macchina con un cerchio in mano per fare finta di mimare la guida. Be’ io ai tempi di Mussolini ero troppo giovane, non ero ancora in università, sono entrato durante la guerra, quando c’era un caos terribile, gente che doveva fare i conti con viaggi incredibili e soprattutto c’erano i bombardamenti. Non si può fare un esempio. Ma Mussolini, con tutto l’affastellamento, aveva cose anche migliori di quelle che ci sono oggi e soprattutto si spendevano dei denari e si facevano strutture nuove e si impiantavano macchine di conoscenza maggiori di quelle che ci sono oggi, è incredibile ma è così.
D’altra parte se tu vai nella storia dell’università, da quando è nata nel decimo secolo venendo in avanti, tu vedrai sempre che le città che avevano un peso, che avevano un’economia alta, che avevano strutture civili molto elevate, pensiero molto elevato e una filosofia alta, ebbene avevano grandi università che non erano soltanto intese come noi abbiamo avuto informazione dal pagamento di rette di grandi signori che potevano permettersi di mandare a scuola i loro figli fino a fondo selezione. No! Esistevano nel tempo già nei comuni dei lasciti, addirittura degli stipendi che si davano a quei degni studenti che dimostravano impegno, soprattutto senso dello studio e volontà profonda di apprendere. Questo oggi non c’è più! La situazione sta crollando, sta svuotandosi, quindi siamo al di sotto della dimensione medievale.” Dario Fo

Privatizzazione dell’acqua?

novembre 1, 2008

La notizia è passata quasi inosservata, ma dal 5 agosto scorso l’Italia ha deciso che la sua acqua può essere privatizzata. La denuncia arriva da Padre Alex Zanotelli attraverso una lettera inviata a Beppe Grillo.
Per l’esattezza il provvedimento è contenuto nell’articolo 23 bis del decreto legge numero 113, comma 1, firmato dal ministro G. Tremonti dove si dà il via alle privatizzazioni dei servizi offerti dai diversi enti.
Le disposizioni del presente articolo disciplinano l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonche’ di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili.

L’approvazione è avvenuta con il consenso dell’opposizione e più precisamente del PD. Come scrive Zanotelli nella sua lettera:
Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del PD, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta (una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on. Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!). Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce.

Dal blog di Gianluca Aiello: http://gianlucaaiello.blogspot.com/2008/10/privatizzazione-dellacqua-in-corso.html

Blocchi di ghiaccio e blocchi di merda

agosto 12, 2008

Gli orsi bianchi sono contaminati. Stanno diventando gialli. Le foche e i pinguini li avvistano da lontano e fuggono. Il giallo oro sulla neve bianca è meglio di un catarifrangente. Al Polo ci sono orsi sempre più magri che si lasciano trascinare su blocchi di ghiaccio dalla corrente. I ghiacciai si sciolgono, ma l’intero pianeta dedica le sue attenzioni alle Olimpiadi. La nostra civiltà e i ghiacciai rischiano di finire nello stesso momento.
I ghiacciai del Tibet-Qinghai Plateau si stanno sciogliendo a un ritmo del 7% all’anno. Entro il 2060 potrebbero scomparire, ma già ora il flusso con cui alimentano il Fiume Giallo e lo Yangtze è diminuito insieme ai raccolti di riso e di grano.
Il ghiacciaio Gangotri può scomparire entro vent’anni insieme al Gange che si trasformerebbe in un piccolo fiume stagionale.
Il ghiaccio dell’Himalaya si trasforma in fiumi, i fiumi in cibo per l’India e la Cina, due nazioni sovrappopolate. Qualche miliardo di persone può morire di fame, ma a Pechino le nazioni del mondo pensano al tiro con l’arco e al nuoto sincronizzato.
La razza umana è a suo modo simpatica, riesce a ballare anche sull’orlo di un vulcano durante un maremoto mentre un asteroide colpisce la Terra.
Quando i ghiacci dell’Antartide si scioglieranno, e avverrà presto, forse in meno di dieci anni, il livello dei mari si alzerà di CINQUE metri. I ghiacci della Groenlandia si scioglieranno subito dopo e il livello dei mari si alzerà di altri SETTE metri.
Qualunque essere umano che abiti in un posto inferiore ai DODICI metri sul mare dovrà traslocare. Uno studio dell’International Institute for Environment and Development ha stimato che il trasloco riguarderà 600 milioni di persone.
Gli umani diventeranno gialli come gli orsi. Saranno trascinati negli oceani come gli orsi. Non su blocchi di ghiaccio. Che non ci sarà più. Ma su blocchi di merda.
http://www.beppegrillo.it/

NO al NUCLEARE [Petizione]

giugno 24, 2008

Inviate anche voi questo messaggio a redazione.web@governo.it

DESTINATARIO: redazione.web@governo.it

OGGETTO: NON VOGLIAMO IL NUCLEARE!

TESTO: Noi teniamo al nostro futuro! Diciamo NO AL NUCLEARE!

NO al Nucleare…

giugno 24, 2008

Era il 26 aprile del 1986, all’una e ventiquattro di quella notte un evento disastroso, definito come la più grande catastrofe tecnologica dell’era moderna, entrò nella storia segnando la vita di milioni di persone. Quella notte esplose il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl. L’esplosione sprigionò nell’aria tonnellate di polvere radioattiva che trasportata dal vento contaminò entrambi gli emisferi del nostro pianeta, depositandosi dove il caso ha voluto che piovesse. Fu investita quasi tutta l’Europa: sulla base dei rilevamenti venne registrato un alto livello di radioattività il 29 aprile 1986 in Polonia, Germania, Austria, Romania, Finlandia e Svezia, il 30 aprile in Svizzera e Italia settentrionale, il 2 maggio in Francia, Belgio, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Grecia, il 3 maggio in Israele, Kuwait e Turchia. La dispersione delle sostanze radioattive fu globale: il 2 maggio vennero registrate in Giappone, il 4 maggio in Cina, il 5 maggio in India, il 6 maggio negli Stati Uniti ed in Canada. In meno di dieci giorni Chernobyl diventò un problema per il mondo intero. Lo stato più colpito fu la Bielorussia con il 30\% del territorio reso inutilizzabile per secoli. È stato calcolato che le zone contaminate, 260mila chilometri quadrati di terra, (quasi quanto la superficie dell’Italia) ritorneranno ai livelli normali di radioattività solamente tra diecimila anni. Sono passati più di vent’anni, ne mancano solo novemilanovecentoottanta.
Quattrocentomila persone furono costrette all’evacuazione perdendo la casa, il lavoro, i propri beni, insieme ai loro legami economici, sociali e familiari. Furono evacuati 500 villaggi e piccole cittadine, di questi più di cento sono stati interrati per sempre. Il costo sociale di questa catastrofe è incalcolabile e, in un trentennio, è stimato in centinaia e centinaia di miliardi di dollari. Nove milioni di persone furono contaminate tra Bielorussia, Ucraina e Russia e attualmente continuano a vivere in terre con radioattività da 40 a 200 microroetgen (livello normale da 0 a 10 microroetgen) mangiando cibi e bevendo acqua avvelenati. L’80\% per cento della popolazione bielorussa e ucraina è colpita da varie patologie. Dopo Chernobyl nelle zone contaminate c’è stato un aumento dei tumori alla tiroide e delle anemie del 2400\% e di altri tumori legati alle radiazioni, quali leucemie, tumori delle ossa e del cervello del 1000\%. L’incidenza delle malformazioni dovute a mutazioni genetiche, quali malformazioni cardio – vascolari, disordini degli organi sensoriali, dei sistemi ossei, muscolari e tessuti connettivali, malattie del sistema nervoso e turbe psichiche, è aumentata del 600\%. L’incidenza dei bambini nati prematuri è aumentata del 400\% e secondo il parere di Stanislav Ijakovski, primario di pediatria dell’ospedale regionale di Gomel, la zona più colpita, il peggio arriverà adesso, quando inizieranno a partorire le ragazze che all’epoca avevano meno di sei anni, solo ora si inizieranno a capire quali saranno gli effetti delle mutazioni genetiche sulle generazioni future. Chernobyl in vent’anni ha causato, in una stima approssimativa fatta da varie associazioni indipendenti, ottocentomila morti. Sono passati quasi diciannove anni da quella notte e Chernobyl sembra appartenere ormai alla storia. Ma Chernobyl non è passato, Chernobyl non è storia, Chernobyl è appena iniziata. La memoria è seppellita sotto quell’enorme bara di cemento che avvolge il reattore esploso, chiamata sarcofago, ma la memoria potrebbe risvegliarsi brutalmente perché il sarcofago rischia di crollare da un momento all’altro. Nel 1997 venne istituito in occasione del vertice G7 di Denver, il Chernobyl Shelter Fund, gestito dalla banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Berd), fondo multilaterale destinato alla costruzione di una enorme struttura a cupola che dovrebbe andare a inglobare e rinchiudere il vecchio sarcofago di Chernobyl per metterlo in sicurezza per altri cento anni. A fronte della necessità di 758 milioni di dollari per costruire un nuovo sarcofago, secondo i dati riportati dalla Berd, è stata raccolta quasi la totalità dei fondi necessari. Questo per quanto scritto nei rapporti della comunità europea. Ma fino ad oggi sono stati stanziati solo poco più di 30 milioni di dollari per semplici lavori di manutenzione e consolidamento del vecchio sarcofago. È dal 1997 che i lavori di questa nuova struttura devono iniziare e l’unica cosa certa è che, dopo otto anni dalla costituzione del fondo, la costruzione del nuovo sarcofago non è stata ancora avviata. Da anni esiste il progetto ma dei lavori neanche la polvere. Lo stato ucraino, attraverso il ministero per l’energia, si difende dicendo che loro i soldi non li hanno ancora ma che in ogni caso i problemi del sarcofago sono sotto controllo, continuamente monitorati dagli esperti. Secondo loro non esiste nessun pericolo di crollo o di fuoriuscite di materiale radioattivo.I lavori alla fine dovevano iniziare i primi mesi del 2005. Ormai da anni si ripete che i lavori inizieranno l’anno successivo ma ad inizio 2005 i lavori non erano ancora cominciati, e anche se dovessero iniziare quest’anno non saranno terminati prima del 2013. E la realtà sulle condizioni del sarcofago è ben diversa da come la descrivono. Il sarcofago è fatto come un castello di carte, con tre strutture appoggiate tra di loro ed è altamente instabile. Fu costruito in fretta e furia perché non c’era tempo, i livelli di radioattività all’epoca erano altissimi. Nella vicina città di Chernobyl c’è un piccolo monumento ai vigili del fuoco che spensero l’incendio nel reattore e nessun monumento ai costruttori del sarcofago. Sono stati completamente dimenticati, eppure salvarono milioni di vite tra le quali anche le nostre. Hanno lavorato senza alcun tipo di protezione perché non ne avevano, immaginando il pericolo che correvano, ma sapendo anche che dovevano farlo. Sono morti tutti e lascio a voi immaginare che cosa significhi una morte per sindrome acuta da radiazioni. E in questi diciannove anni niente è stato fatto per sostituire il sarcofago. Basterebbe una leggera scossa di terremoto per farlo crollare. Oppure basterebbe un forte uragano, senza contare la possibilità di eventuali atti terroristici. Ma il pericolo maggiore attualmente è proprio all’interno del sarcofago dove c’è una strana stalagmite chiamata “piede d’elefante” che si estende per diversi piani. È costituita dai resti del nocciolo del reattore, fuso con il calore dell’esplosione e solidificatisi. Il “piede d’elefante” è formato da isotopi dell’uranio, plutonio, cesio ed altri elementi radioattivi. Questa enorme fusione metallica, con la continua esposizione in questi diciannove anni alle forti concentrazioni di radiazioni presenti all’interno, si sta polverizzando e potrebbe crollare da un momento all’altro, facendo collassare il sarcofago. Durante l’esplosione del reattore fu espulso solamente il 3\% del materiale presente e questo ha causato una contaminazione 1000 volte superiore alla bomba atomica di Hiroshima. All’interno del sarcofago ci sono ancora 180 tonnellate di materiale radioattivo costituito prevalentemente da uranio, plutonio e cesio. Un suo crollo sprigionerebbe nell’aria tonnellate di polvere radioattiva che causerebbe un’altra Chernobyl di pari livello, se non superiore, a quella del 1986. Inoltre il sarcofago ha numerose crepe che ricoprono una superficie calcolata in 1000 metri quadrati. Da queste ferite escono polveri, gas e acqua radioattive e dalla base del reattore gli isotopi radioattivi fuoriescono con le infiltrazioni d’acqua e vengono riversati, attraverso le falde acquifere, nel vicino fiume Pripyat, affluente del fiume Dnepr. Questo fiume fornisce acqua “sporca” a 30 milioni di persone, prima di arrivare nel Mar Nero e da qui nel Mediterraneo spargendo la radioattività in questi mari. Questa è la realtà e a quanto pare a nessuno interessa. La prossima volta potrebbe piovere sulle nostre teste e potrebbe essere il nostro turno ad abbandonare le case e le terre per sempre. E quando sarà troppo tardi non sarà certo il potere politico o gli interessi economici a salvarci. Quei giorni passati all’interno della zona rossa, rossa forse perché rappresenta il girone più basso dell’inferno creato mai dall’uomo, c’era come guida, uno di quei classici russi duri ma generosi e stranamente disponibile a parlare dei problemi attuali di Chernobyl. Era la sua esperienza a farlo parlare, il bisogno di far sapere qual’è la situazione attuale per non vivere di nuovo l’incubo di Chernobyl. Vladimir, questo il suo nome, il 26 aprile del 1986 abitava a Pripyat, una città di 55 mila abitanti distante tre chilometri dalla centrale. Fu evacuata solamente due giorni dopo l’esplosione. “Quel giorno, il 28 aprile, è arrivato l’esercito a prenderci, ci dissero di non portare via niente, che saremmo tornati dopo 2 – 3 giorni. E invece non siamo più tornati. Ho lavorato e tuttora lavoro come liquidatore nella zona rossa e questo mi ha dato la possibilità di rivedere la mia città dopo diversi anni, ma avrei preferito non vederla in queste condizioni, per me è stato uno chock“. Nella memoria ha le immagini della sua città, le macchine che passano, le persone che camminano, i bambini che giocano. Nei suoi occhi cancellati da quello che ha vissuto si vedono i suoi ricordi: una signora con la spesa e un bambino in carrozzina, due persone sedute sulla panchina a parlare, lavoratori che aggiustano cavi elettrici, la coda per il pane, un uomo che lo saluta e sorride, scene di vita quotidiana, le indica con il dito una ad una, tutto questo è esistito veramente ma è stato spazzato via da questa follia umana. “Ho perso molti amici e familiari morti per tumore, morti a causa di Chernobyl, io sono ancora vivo ma non so perché e non so per quanto ancora. Per noi vivere in queste terre contaminate è come avere una bomba ad orologeria all’interno: prima o poi scoppia ma non sai quando. E adesso il sarcofago che potrebbe crollare”. Lo indica con la mano, senza guardarlo, senza voltarsi, come un bambino che indica i suoi incubi notturni. “Ho vissuto Chernobyl, so cosa è stato e adesso ho paura per me e per tutti quelli che non sanno cosa significhi una catastrofe nucleare. Che cosa possiamo fare? Noi non possiamo fare niente, solo aspettare un’altra Chernobyl e voi cosa fate? Aspettate insieme a noi?”.

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