Archivio per giugno 2008

Mascalzone e magnaccia

giugno 29, 2008

Lettera inviata da Antonio Di Pietro a Beppe Grillo:

“Caro Beppe,
ci sono momenti nella vita delle nazioni in cui i cittadini devono fare delle scelte. Momenti in cui non si può più fare finta di niente e continuare a credere che, in fondo, nulla veramente cambierà. Le leggi che continuamente vengono proposte dal nuovo Governo sono un attentato alla democrazia. Se passano, vincerà il regime e perderà, per un tempo indefinito, la democrazia. Non c’è bisogno dell’esercito per togliere la libertà ai cittadini. E’ sufficiente manipolare l’informazione e, grazie a questa, farsi eleggere in Parlamento. Quindi legiferare contro la Costituzione, contro l’indipendenza della magistratura, contro la sicurezza dei cittadini, contro la libera informazione. Una legge dopo l’altra.
Cosa distingue un primo ministro di una democrazia da un dittatore? Il vero tratto distintivo è l’impunità assoluta del dittatore. Quando Silvio Berlusconi l’avrà ottenuta l’Italia sarà, a tutti gli effetti, una dittatura. Sorprende come opinionisti autorevoli abbiano potuto accreditare Silvio Berlusconi di qualità di statista e come una parte della stessa opposizione abbia creduto di poter avviare con lui le riforme istituzionali. La storia di Berlusconi parla per lui. I suoi innumerevoli processi, la condanna per corruzione giudiziaria del suo avvocato Cesare Previti per la Mondadori, la sua appartenenza alla P2, l’occupazione abusiva delle frequenze di Rete4. L’elenco è interminabile come i danni subiti a causa sua dal nostro Paese. Mi riferisco soprattutto allo spegnersi della coscienza civica, della morale, dell’etica. All’esempio devastante che Berlusconi ha offerto alla nazione e alle giovani generazioni in quasi venti anni, un esempio aggravato dalla sua impunità. Una situazione simile a quella dei ragazzi nei paesi del Sud che ammirano il camorrista o il mafioso locale.
Il Consiglio dei ministri di oggi, 27 giugno 2008, ha approvato il DDL per garantire l’impunità alle prime cariche dello Stato durante l’esercizio del loro mandato, che diventano quindi più uguali degli altri cittadini di fronte alla legge. Nelle scorse settimane sono state presentate dal Governo leggi che definire vergogna è insufficiente. E’ più corretto chiamarle eversive e criminali in quanto minano le basi dello Stato e favoriscono i delinquenti.
La sospensione dei processi per un anno serve a evitare la possibile condanna di Berlusconi al processo Mills di Milano. Altri centomila processi saranno bloccati per reati che vanno dallo stupro, alla truffa, al rapimento di minore. La sicurezza dei cittadini, tanto sbandierata in campagna elettorale da Berlusconi e dalla Lega, è sacrificata all’interesse del presidente del Consiglio. Il divieto di pubblicare le intercettazioni una volta depositate in tribunale a disposizione delle parti, e quindi di fatto già pubbliche, impedirebbe di venire a sapere di Parmalat o dei furbetti del quartierino. Il giornalista che pubblicasse le intercettazioni finirebbe in carcere, il suo editore chiuderebbe e chi ha compiuto il crimine non dovrebbe rispondere all’opinione pubblica. Con questa legge, negli Stati Uniti non ci sarebbe stato il Watergate e Nixon non avrebbe rassegnato le dimissioni. L’Italia dei Valori proporrà un grappolo di referendum per l’abrogazione di queste leggi contro la democrazia, se necessario promuoverà azioni di disobbedienza civile come la pubblicazione degli atti giudiziari. Nessuno può più rimanere a guardare.
L’otto luglio a Roma dalle ore 18:00 in Piazza Navona, in contemporanea con l’iter di approvazione della legge sulle intercettazioni, l’Italia dei Valori insieme a esponenti della società civile ha indetto una manifestazione per la libertà di espressione e per la giustizia.” Antonio Di Pietro

Scuola di ASINI [Petizione]

giugno 27, 2008

Inviate anche voi questo messaggio a redazione.web@governo.it

DESTINATARIO: fstampa@istruzione.it e urp@istruzione.it

OGGETTO: Troppi tagli…

TESTO: Vogliamo più soldi alla scuola pubblica!

Si è tolto la maschera

giugno 26, 2008

Il povero Walter insieme a tutto il PD, si è accorto di essere caduto nella supertrappola di Silvio Berlusconi, altro che lo “statista”, tutto sorrisi e nuova dignità istituzionale.
Il PD ha ingoiato l’amo fino alla lenza…
Ed ora, dopo che perfino Adriano Celentano aveva detto che era cambiato, Berlusconi ritorna a fare quello che sa fare meglio: leggi adpersonam e propagandistiche, mentre la folla ignorante applaude ammaliata da quest’uomo autodefinitosi “Superman”.
E così adesso, vediamo la vera faccia di berlusconi e di tutto il suo governo.
Incominciamo parlano della cosiddetta “Robin Hood Tax”, o come la chiamo io “Ennesima Legge Propagandistica”, il perchè? E’ semplice, questa norma prevede che verranno tassati i petrolieri che speculano, ma chi decide che i profitti dei petrolieri sono troppo alti? Il ministro dell’economia? E poi, se tu tassi petrolieri, loro alzano ancora di più il prezzo. Altro che tassa “etica”, una riforma a fini di consenso popolare.
Per non parlare dell’ICI, che è sembrata una cosa magnifica, peccato che già il governo Prodi aveva tolto questa tassa alle persone meno abbienti (cioè, avevano tolto l’ICI sulla prima casa), invece questo governo ha tolto la tassa a tutti e quindi anche a quelli che non ne avevano necessità, a danno delle risorse destinate allo sviluppo del paese; e per di più togliendo l’ICI hanno tolto la tassa più federalista che c’era, perchè i soldi pagati non andavano al governo, ma al comune.
Analizzando sempre il piano interno, il nuovo governo ha creato un clima demenziale verso gli immigrati, facendo il reato di clandestinità, che però non è in retroattivo, cioè i clandestini che già erano in Italia non sono punibili (una cosa assurda visto che i clandestini non sono registrati).
Il decreto salva rete 4; a gennaio l’UE ha dichiarato che “il regime di assegnazione delle frequenze italiano non rispettava il principio della libera prestazione dei servizi”, a fine maggio il governo presenta al parlamento un emandamento di modifica alla legge Gasparri, ma per fortuna, grazie alle pressioni dell’opposizione, la maggioranza ha ritirato l’emandamento.
La militarizzazione delle città e delle discariche, atro decreto inutile visto che i militari non possono arrestare nessuno, fare la multa a nessuno o sparare a nessuno (e in più siamo il Paesen in EU, con il maggior numero di forze dell’ordine).
Il decreto blocca processi o ancora il decreto sullo stop delle intercettazioni per legare l’informazione e i magistrati.
Insomma in poco più di un mese questo governo ha dimostrato di farsi le leggi ad personam e populiste.

Di Pietro:”Signor Presidente del Consiglio che non c’è…”

NO al NUCLEARE [Petizione]

giugno 24, 2008

Inviate anche voi questo messaggio a redazione.web@governo.it

DESTINATARIO: redazione.web@governo.it

OGGETTO: NON VOGLIAMO IL NUCLEARE!

TESTO: Noi teniamo al nostro futuro! Diciamo NO AL NUCLEARE!

NO al Nucleare…

giugno 24, 2008

Era il 26 aprile del 1986, all’una e ventiquattro di quella notte un evento disastroso, definito come la più grande catastrofe tecnologica dell’era moderna, entrò nella storia segnando la vita di milioni di persone. Quella notte esplose il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl. L’esplosione sprigionò nell’aria tonnellate di polvere radioattiva che trasportata dal vento contaminò entrambi gli emisferi del nostro pianeta, depositandosi dove il caso ha voluto che piovesse. Fu investita quasi tutta l’Europa: sulla base dei rilevamenti venne registrato un alto livello di radioattività il 29 aprile 1986 in Polonia, Germania, Austria, Romania, Finlandia e Svezia, il 30 aprile in Svizzera e Italia settentrionale, il 2 maggio in Francia, Belgio, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Grecia, il 3 maggio in Israele, Kuwait e Turchia. La dispersione delle sostanze radioattive fu globale: il 2 maggio vennero registrate in Giappone, il 4 maggio in Cina, il 5 maggio in India, il 6 maggio negli Stati Uniti ed in Canada. In meno di dieci giorni Chernobyl diventò un problema per il mondo intero. Lo stato più colpito fu la Bielorussia con il 30\% del territorio reso inutilizzabile per secoli. È stato calcolato che le zone contaminate, 260mila chilometri quadrati di terra, (quasi quanto la superficie dell’Italia) ritorneranno ai livelli normali di radioattività solamente tra diecimila anni. Sono passati più di vent’anni, ne mancano solo novemilanovecentoottanta.
Quattrocentomila persone furono costrette all’evacuazione perdendo la casa, il lavoro, i propri beni, insieme ai loro legami economici, sociali e familiari. Furono evacuati 500 villaggi e piccole cittadine, di questi più di cento sono stati interrati per sempre. Il costo sociale di questa catastrofe è incalcolabile e, in un trentennio, è stimato in centinaia e centinaia di miliardi di dollari. Nove milioni di persone furono contaminate tra Bielorussia, Ucraina e Russia e attualmente continuano a vivere in terre con radioattività da 40 a 200 microroetgen (livello normale da 0 a 10 microroetgen) mangiando cibi e bevendo acqua avvelenati. L’80\% per cento della popolazione bielorussa e ucraina è colpita da varie patologie. Dopo Chernobyl nelle zone contaminate c’è stato un aumento dei tumori alla tiroide e delle anemie del 2400\% e di altri tumori legati alle radiazioni, quali leucemie, tumori delle ossa e del cervello del 1000\%. L’incidenza delle malformazioni dovute a mutazioni genetiche, quali malformazioni cardio – vascolari, disordini degli organi sensoriali, dei sistemi ossei, muscolari e tessuti connettivali, malattie del sistema nervoso e turbe psichiche, è aumentata del 600\%. L’incidenza dei bambini nati prematuri è aumentata del 400\% e secondo il parere di Stanislav Ijakovski, primario di pediatria dell’ospedale regionale di Gomel, la zona più colpita, il peggio arriverà adesso, quando inizieranno a partorire le ragazze che all’epoca avevano meno di sei anni, solo ora si inizieranno a capire quali saranno gli effetti delle mutazioni genetiche sulle generazioni future. Chernobyl in vent’anni ha causato, in una stima approssimativa fatta da varie associazioni indipendenti, ottocentomila morti. Sono passati quasi diciannove anni da quella notte e Chernobyl sembra appartenere ormai alla storia. Ma Chernobyl non è passato, Chernobyl non è storia, Chernobyl è appena iniziata. La memoria è seppellita sotto quell’enorme bara di cemento che avvolge il reattore esploso, chiamata sarcofago, ma la memoria potrebbe risvegliarsi brutalmente perché il sarcofago rischia di crollare da un momento all’altro. Nel 1997 venne istituito in occasione del vertice G7 di Denver, il Chernobyl Shelter Fund, gestito dalla banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Berd), fondo multilaterale destinato alla costruzione di una enorme struttura a cupola che dovrebbe andare a inglobare e rinchiudere il vecchio sarcofago di Chernobyl per metterlo in sicurezza per altri cento anni. A fronte della necessità di 758 milioni di dollari per costruire un nuovo sarcofago, secondo i dati riportati dalla Berd, è stata raccolta quasi la totalità dei fondi necessari. Questo per quanto scritto nei rapporti della comunità europea. Ma fino ad oggi sono stati stanziati solo poco più di 30 milioni di dollari per semplici lavori di manutenzione e consolidamento del vecchio sarcofago. È dal 1997 che i lavori di questa nuova struttura devono iniziare e l’unica cosa certa è che, dopo otto anni dalla costituzione del fondo, la costruzione del nuovo sarcofago non è stata ancora avviata. Da anni esiste il progetto ma dei lavori neanche la polvere. Lo stato ucraino, attraverso il ministero per l’energia, si difende dicendo che loro i soldi non li hanno ancora ma che in ogni caso i problemi del sarcofago sono sotto controllo, continuamente monitorati dagli esperti. Secondo loro non esiste nessun pericolo di crollo o di fuoriuscite di materiale radioattivo.I lavori alla fine dovevano iniziare i primi mesi del 2005. Ormai da anni si ripete che i lavori inizieranno l’anno successivo ma ad inizio 2005 i lavori non erano ancora cominciati, e anche se dovessero iniziare quest’anno non saranno terminati prima del 2013. E la realtà sulle condizioni del sarcofago è ben diversa da come la descrivono. Il sarcofago è fatto come un castello di carte, con tre strutture appoggiate tra di loro ed è altamente instabile. Fu costruito in fretta e furia perché non c’era tempo, i livelli di radioattività all’epoca erano altissimi. Nella vicina città di Chernobyl c’è un piccolo monumento ai vigili del fuoco che spensero l’incendio nel reattore e nessun monumento ai costruttori del sarcofago. Sono stati completamente dimenticati, eppure salvarono milioni di vite tra le quali anche le nostre. Hanno lavorato senza alcun tipo di protezione perché non ne avevano, immaginando il pericolo che correvano, ma sapendo anche che dovevano farlo. Sono morti tutti e lascio a voi immaginare che cosa significhi una morte per sindrome acuta da radiazioni. E in questi diciannove anni niente è stato fatto per sostituire il sarcofago. Basterebbe una leggera scossa di terremoto per farlo crollare. Oppure basterebbe un forte uragano, senza contare la possibilità di eventuali atti terroristici. Ma il pericolo maggiore attualmente è proprio all’interno del sarcofago dove c’è una strana stalagmite chiamata “piede d’elefante” che si estende per diversi piani. È costituita dai resti del nocciolo del reattore, fuso con il calore dell’esplosione e solidificatisi. Il “piede d’elefante” è formato da isotopi dell’uranio, plutonio, cesio ed altri elementi radioattivi. Questa enorme fusione metallica, con la continua esposizione in questi diciannove anni alle forti concentrazioni di radiazioni presenti all’interno, si sta polverizzando e potrebbe crollare da un momento all’altro, facendo collassare il sarcofago. Durante l’esplosione del reattore fu espulso solamente il 3\% del materiale presente e questo ha causato una contaminazione 1000 volte superiore alla bomba atomica di Hiroshima. All’interno del sarcofago ci sono ancora 180 tonnellate di materiale radioattivo costituito prevalentemente da uranio, plutonio e cesio. Un suo crollo sprigionerebbe nell’aria tonnellate di polvere radioattiva che causerebbe un’altra Chernobyl di pari livello, se non superiore, a quella del 1986. Inoltre il sarcofago ha numerose crepe che ricoprono una superficie calcolata in 1000 metri quadrati. Da queste ferite escono polveri, gas e acqua radioattive e dalla base del reattore gli isotopi radioattivi fuoriescono con le infiltrazioni d’acqua e vengono riversati, attraverso le falde acquifere, nel vicino fiume Pripyat, affluente del fiume Dnepr. Questo fiume fornisce acqua “sporca” a 30 milioni di persone, prima di arrivare nel Mar Nero e da qui nel Mediterraneo spargendo la radioattività in questi mari. Questa è la realtà e a quanto pare a nessuno interessa. La prossima volta potrebbe piovere sulle nostre teste e potrebbe essere il nostro turno ad abbandonare le case e le terre per sempre. E quando sarà troppo tardi non sarà certo il potere politico o gli interessi economici a salvarci. Quei giorni passati all’interno della zona rossa, rossa forse perché rappresenta il girone più basso dell’inferno creato mai dall’uomo, c’era come guida, uno di quei classici russi duri ma generosi e stranamente disponibile a parlare dei problemi attuali di Chernobyl. Era la sua esperienza a farlo parlare, il bisogno di far sapere qual’è la situazione attuale per non vivere di nuovo l’incubo di Chernobyl. Vladimir, questo il suo nome, il 26 aprile del 1986 abitava a Pripyat, una città di 55 mila abitanti distante tre chilometri dalla centrale. Fu evacuata solamente due giorni dopo l’esplosione. “Quel giorno, il 28 aprile, è arrivato l’esercito a prenderci, ci dissero di non portare via niente, che saremmo tornati dopo 2 – 3 giorni. E invece non siamo più tornati. Ho lavorato e tuttora lavoro come liquidatore nella zona rossa e questo mi ha dato la possibilità di rivedere la mia città dopo diversi anni, ma avrei preferito non vederla in queste condizioni, per me è stato uno chock“. Nella memoria ha le immagini della sua città, le macchine che passano, le persone che camminano, i bambini che giocano. Nei suoi occhi cancellati da quello che ha vissuto si vedono i suoi ricordi: una signora con la spesa e un bambino in carrozzina, due persone sedute sulla panchina a parlare, lavoratori che aggiustano cavi elettrici, la coda per il pane, un uomo che lo saluta e sorride, scene di vita quotidiana, le indica con il dito una ad una, tutto questo è esistito veramente ma è stato spazzato via da questa follia umana. “Ho perso molti amici e familiari morti per tumore, morti a causa di Chernobyl, io sono ancora vivo ma non so perché e non so per quanto ancora. Per noi vivere in queste terre contaminate è come avere una bomba ad orologeria all’interno: prima o poi scoppia ma non sai quando. E adesso il sarcofago che potrebbe crollare”. Lo indica con la mano, senza guardarlo, senza voltarsi, come un bambino che indica i suoi incubi notturni. “Ho vissuto Chernobyl, so cosa è stato e adesso ho paura per me e per tutti quelli che non sanno cosa significhi una catastrofe nucleare. Che cosa possiamo fare? Noi non possiamo fare niente, solo aspettare un’altra Chernobyl e voi cosa fate? Aspettate insieme a noi?”.

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I RAGAZZI SARANNO SEMPRE PIU’ IGNORANTI: tagli da tutte le parti alla scuola

giugno 24, 2008

Ormai è pressoché ufficiale: la manovra finanziaria allo studio del ministro Tremonti prevede per la scuola lacrime e sangue.
Il taglio di cattedre ci sarà anche se sarà meno consistente di quanto da noi preannunciato in un precedente articolo: si parla di 90-100 mila posti in meno che andranno ad aggiungersi alla riduzione di 47 mila posti prevista dalla legge finanziaria per il 2007.
Questo significa che le immissioni in ruolo sono sempre più a rischio e le 25mila assunzioni di cui si parlava ai tempi di Fioroni-Padoa Schioppa rischiano di diventare ora un obiettivo pressoché irraggiungibile.
Anche perché il rientro rispetto alle previsioni di risparmio della Finanziaria 2007 è ormai fuori discussione e non potrà in nessun modo essere raggiunto mediante ulteriori tagli ai fondi che il Ministero trasferisce alle scuole (è di queste ore la notizia che il recupero di 560milioni di euro effettuato dal Ministero del Tesoro in applicazione della “clausola di salvaguardia” potrebbe essere compensato con uno stanziamento straordinario di 150-200 milioni).
A questo punto il problema che si pone è uno solo: come sarà possibile tagliare altri 90-100mila posti nei prossimi tre anni ?
L’ipotesi più probabile è che si arrivi in tempi rapidi ad una radicale revisione degli ordinamenti della secondaria di secondo grado con l’obiettivo di ridurre drasticamente materie e ore di insegnamento.
L’altra possibilità è che si intervenga sulla riduzione delle ore di insegnamento da 60 a 50 minuti che è ormai prassi in molte scuole superiori: con un semplice decreto il ministro Gelmini potrebbe stabilire che la riduzione è lecita ma a condizione che i 10 minuti di riduzione vengano utilizzati comunque per il completamento delle cattedre.
Ci sarà forse qualche stretta anche sul tempo prolungato nelle scuole medie mediante una verifica accurata delle condizioni che rendono necessario e possibile l’ampliamento orario.
Nella scuola primaria sarà possibile recuperare qualche migliaia di posti sulle cattedre di lingua inglese (ma in realtà gran parte di questo “recupero” sta già dentro la Finanziaria del 2007).
Quello che è certo è che ridurre di 100mila posti gli organici della scuola non sarà un’operazione facile, persino una “coppia di ferro” come Brunetta-Tremonti potrebbe incontrare ostacoli.

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La mantide Berluscosa

giugno 24, 2008

Pubblico il testo dell’intevento di Marco Travaglio.

“Buongiorno a tutti, c’è una parola molto usurata, molto abusata, che ormai semina noi attorno a sé quando qualcuno ne parla. È l’espressione “conflitto di interessi”. Dico subito che bisognerebbe cambiarne il nome. Bisognerebbe chiamarla Pippo, Giuseppe o Giovanni, come ci viene in mente. L’importante è riaccendere l’attenzione delle persone su questo concetto che è diventato noiosissimo e impronunciabile. Chi è di sinistra non ne può più sentir parlare, perché i suoi rappresentanti tradendo il mandato popolare, non lo hanno mai risolto per legge, anzi, lo hanno moltiplicato creando i propri conflitti di interessi. Vedi caso Unipol. Nel centro-destra, appena uno sente parlare del conflitto di interessi dice: “ecco, è arrivato un comunista che ce l’ha con Berlusconi”. Come se il confitto di interessi fosse solo quello delle televisioni di Silvio Berlusconi. Che è il più grosso, ma non è l’unico. E quindi anche il conflitto di interessi che riguarda le dimensioni del campo dove poi destra e sinistra devono giocare la partita, cioè riguarda le regole, è diventato una sorta di guerra politica. Una guerra tra bande per cui è un po’ come quando uno parla di giustizia. Si dice: “ecco, questo è uno di sinistra!”. In realtà parlare di giustizia non è né di destra, né di sinistra. Sono questioni pre-politiche che attengono alle regole. Quindi cambiarne il nome per ridargli sostanza, per ridargli senso. Se ci fosse opposizione politica in Italia, purtroppo non ce la abbiamo, salvo Di Pietro e pochissimi altri, avrebbe un’autostrada di fronte a sé. Perché tutto quello che ha iniziato a fare il governo Berlusconi rientra sotto il capitolo del conflitto di interessi e la gente lo capirebbe benissimo, spiegandole alcune cose. Perché tutti i provvedimenti che vengono presi in materia di sicurezza, legalità e giustizia sono frenati dal fatto che Berlusconi non può far funzionare la giustizia. Quindi non può dare sicurezza ai cittadini, perché, come è noto, se la giustizia funzionasse lui sarebbe rovinato. Quindi continua a far finta di far funzionare la giustizia. In realtà non lo può fare, quindi continua a sfasciarla. Se l’opposizione esistesse e fosse capace di parlare ai cittadini, soprattutto ai cittadini che hanno votato per Berlusconi, potrebbe far loro capire. “Ecco vedete, volevate sicurezza? Avete scelto le persone sbagliate.” Poi magari erano sbagliate anche le altre. Comunque, più sbagliate di queste, era difficile.
Si potrebbe fare un piccolo riassunto per incominciare a raccontare questo conflitto di interessi, o meglio, chiamiamolo Pippo.
C’era una volta un signore che nel 1994 aveva le sue aziende sotto inchiesta, come tutte le grandi aziende italiane. Soltanto che le altre aziende italiane, rassegnate al fatto che avendo pagato tangenti dovevano comunque renderne conto, andavano dal magistrato, confessavano, patteggiavano, restituivano. Cercavano di sistemare le loro cose, senza strappi. Una di queste aziende aveva un proprietario il quale non ci voleva stare a fare una confessione. Perché non ci voleva stare? Perché avrebbe dovuto confessare troppo, più delle altre. Non solo le tangenti ai partiti. Avrebbe dovuto confessare anche rapporti con la mafia e corruzione di giudici.

Corruzione di giudici per comprare sentenze che dessero ragione a lui che aveva torto e torto alle controparti che avevano ragione. Stiamo parlando di reati talmente gravi che era impossibile confessare e rimanere nel mercato. Persino in un mercato bacato come quello del capitalismo italiano. Quindi optò per la seconda soluzione. Salvarsi dai processi entrando in politica. Infatti disse a Montanelli, a Biagi, entro in politica per non finire in galera e non fallire per debiti. Devo dire che ha mantenuto entrambe le promesse. Questo è il vero contratto con gli italiani. Questo è stato rigorosamente mantenuto. Infatti, 15 anni dopo non è ancora andato in galera e non è ancora fallito per debiti. Anzi, i debiti li ha scaricati sul mercato, cosiddetto, quotando in borsa le sue aziende e nel frattempo ha fatto un sacco di soldi grazie a una serie di leggi innumerevoli. Ma il conflitto di interessi era appunto quello che all’inizio era chiaro. Può una persona che ha le aziende sotto inchiesta andare in politica e sfasciare la giustizia per evitare che le sue aziende, oltre che sotto inchiesta, finiscano anche condannate? Nel ’94 sembrava impossibile, oggi è cronaca quotidiana. Oggi si da per scontato: “certo, sta lì! Di che cosa dovrebbe occuparsi se non delle sue aziende e degli affari suoi. Mica dei nostri, no?”. Ci sono molte persone che lo danno per scontato, senza rendersi conto che loro non fanno parte di quelle aziende quindi apparterrebbero a quelli che hanno interessi opposti. È appunto il conflitto di interessi. O Pippo.
Nel ’94 capitò subito un incidente. C’erano un paio di indagini su suo fratello. Glielo arrestarono, il fratello Paolo, quello che va sempre in carcere al posto suo. E il fratello confessò dicendo che aveva fatto tutto lui per certe tangenti della Cariplo. Poi Berlusconi vinse le elezioni e venne fuori un maggiore della Guardia di Finanza che raccontò che il suo capo pattuglia gli aveva offerto un pezzo di una tangente che aveva appena incassato da una società del Gruppo Fininvest. E lui, giovane integerrimo, o forse solo inesperto, rifiutò quel pezzo di tangente e andò a denunciare il suo capo ai suoi superiori e a Di Pietro. Nacque l’indagine sulla corruzione della GdF e si scoprì che molte verifiche fiscali erano addomesticate da tangenti. Furono arrestati un centinaio di ufficiali e sottoufficiali della GdF e coinvolti 500 piccole e grandi aziende soltanto nella zona di Milano. Una di queste 500, anzi tre di queste 500 erano tre società della Fininvest. Le altre confessarono e patteggiarono, le tre della Fininvest non poterono perché il loro proprietario era presidente del Consiglio. E allora il presidente del Consiglio cominciò a lavorare, dato che gli stavano per arrestare il solito fratello e il pagatore, dirigente pagatore della Fininvest Salvatore Sciascia, lui decise di fare un decreto, il decreto Biondi, per impedire ai giudici di arrestare le persone per reati di corruzione e di tangentopoli. Il pool di Milano si dimise pubblicamente dalle indagini su tangentopoli perché disse: “potremo arrestare ancora i ladri di polli, ma non più i ladri di stato. È ingiusto. È una cosa che ripugna alla nostra coscienza e al nostro senso di equità”. Fortunatamente la Lega e AN, non ridotte ancora a protesi, a badanti del Cavaliere, lo costrinsero a tornare indietro rispetto a quel decreto, che fu ritirato. Infatti, suo fratello finì in galera, finì in galera anche Sciascia. Confessarono anche colpe che non erano loro, tanto poi che il fratello fu prosciolto perché si disse che l’autorizzazione non l’aveva data lui a pagare la GdF, ma l’aveva data il fratello maggiore.
Cadde il primo governo. Arrivò il centro-sinistra, che per cinque anni fece tutto ciò che Berlusconi chiedeva in materia di giustizia. Prodi aveva un ottimo programma elettorale scritto dal ministro Flick. Giustizia più efficiente. Leggi anti corruzione, anti mafia, ecc. Non gliene fecero passare una. In Parlamento i PDS e popolari, D’Alema e Marini, si misero d’accordo con Berlusconi e approvarono tutte le leggi che erano previste nel programma di Previti, che aveva perso le elezioni. Pazienza. Leggi che mandavano in prescrizione i processi, che buttavano via le prove, che costringevano i giudici a rifare i processi daccapo cambiando le regole nel corso della partita. Leggi contro i pentiti, leggi contro i testimoni, leggi contro i poteri dei magistrati. Leggi che hanno sfasciato per cinque anni la giustizia rallentandola ulteriormente e producendo migliaia di nuove prescrizioni. Erano le famose “leggi ad personas” nel senso che all’epoca ce n’erano a centinaia di “personas” da salvare. Erano tutti gli indagati di tangentopoli che stavano per essere condannati.
Nel frattempo si fece la Bicamerale, idea geniale di Massimo D’Alema, per mettere proprio nella Costituzione che i giudici devono essere meno indipendenti e meno autonomi dalla politica. E aggiunse tutta una serie, grazie alle bozze Boato, di interferenze del potere politico dentro la magistratura. Poi alla fine della legislatura Berlusconi gli fece pure saltare la bicamerale, perché dargli pure la soddisfazione di firmare una legge costituzionale quando ormai aveva ottenuto in Parlamento tutto quello che voleva, non gli avevano nemmeno fatto la legge contro il conflitto di interessi, nemmeno la legge antitrust sulle televisioni. Quindi all’ultimo momento fece saltare il banco e lasciò D’Alema con il cerino.
Perché lui è così. I capi dell’opposizione li attira. Come la mantide religiosa. Li attira, ci fa un scopatine e poi se li mangia. Ha fatto così con D’Alema negli anni ’90, adesso sta facendo la stessa cosa con Veltroni, che praticamente è già stato mangiato e digerito.
Dopo quei cinque anni di disastro del centro-sinistra sui temi della giustizia, perché poi Prodi sull’economia aveva fatto bene, aveva anche portato l’Italia in Europa, infatti l’hanno subito mandato via per sostituirlo con D’Alema, poi con Amato. Berlusconi aveva già la vittoria in pugno e fu la legislatura dei cinque anni famosi durante i quali non ha avuto tempo di fare altro, se non leggi in materia di suoi processi. È il trionfo del conflitto di interessi esattamente come la legislatura precedente. Solo che nella legislatura precedente era il centro-sinistra che gli faceva i favori, stavolta era lui che se li faceva da solo.
Fu una legislatura che, a parte la legge antifumo e la legge sulla patente a punti, credo che il grosso delle leggi riguardassero i processi e le televisioni del Cavaliere. Ma era difficile far capire alla gente che quelle leggi erano un danno per tutti i cittadini. Perché erano talmente ritagliate sul suo caso, che soltanto alcune andavano a danno di altri. Quindi, in quel periodo era più difficile far capire il conflitto di interessi. Passò la legge sul falso in bilancio, di fatto depenalizzato, la legge sulle rogatorie – che dovevano essere cestinate tutte quante, perché mancava il timbro, il numero, la cosa – poi, per fortuna, era scritta coi piedi quella legge, contravveniva tutte le prassi e i trattati internazionali quindi fu di fatto disapplicata dai tribunali. Nessun tribunale l’ha mai applicata. Quindi non funzionò. Passò la legge che doveva facilitare lo spostamento dei processi, la legge Cirami. Ma anche quella non bastò, perché bisognava dimostrare che tutto il tribunale di Milano, 300 giudici, era infestato di toghe rosse. Dato che lì Berlusconi l’hanno sempre prescritto o in qualche piccolo caso assolto per insufficienza di prove, proprio tutto si poteva dire tranne che i giudici milanesi fossero prevenuti. Anzi, forse sono prevenuti al contrario, a suo favore. E quindi il processo rimase a Milano e non andò a Brescia. E quindi lui si inventò il Lodo Meccanico Schifani, che ovviamente essendo opera materiale di Schifani era anche quello scritto coi piedi – era di Schifani – e quindi fu immediatamente fulminato dalla Corte Costituzionale. Quindi il processo restò sospeso sei mesi, poi riprese. Fu lì che venne varata una legge devastante, non solo per i processi a Berlusconi, che uno potrebbe dire: “non me ne importa perché tanto sono amico suo!”. No, anche per i processi a carico degli altri delinquenti. Furono di fatto dimezzati i tempi della prescrizione. Quindi, mentre il Parlamento continuava ad allungare i tempi dei processi, la prescrizione – che di solito deve essere commisurata ai tempi dei processi, perché sennò scatta prima che arrivi la sentenza – bene, la prescrizione fu immediatamente dimezzata. Processi lunghi, prescrizione dimezzata. Risultato: tutte le sentenze di condanna si convertono in sentenze di prescrizione. E abbiamo pure gente impunita che se ne va in giro a dire: “mi hanno assolto perché sono innocente, sono una vittima di errori giudiziari, voglio il risarcimento!”. In realtà erano dei prescritti sfottuti, cioè degli impuniti, della gente che l’ha fatta franca. È la legge ex-Cirielli, talmente indecente, che Cirielli, che era un senatore di AN, quando ha visto come gliela avevano snaturata con gli emendamenti salva Berlusconi e salva Previti, rifiutò di prestarle il nome. Per cui ritirò la firma e non si trovò più nessuno che volesse chiamarla col suo nome e la dovettero chiamare ex-Cirielli. Alla memoria. Quella, disse il ministro Castelli, avrebbe prodotto decine di migliaia di prescrizioni in più rispetto all’anno prima. E infatti, da allora si prescrive quasi tutto. I tribunali sono ormai uffici dove entrano vagonate di carta ed escono vagonate di carta senza che succeda niente, un po’ come la macchina per tritare l’acqua.
Quella legge passò. Berlusconi e Previti ottennero ovviamente dei benefici, anche perché in quella legge era scritto che chi ha più di settant’anni non finisce più in carcere. A parte Provenzano e i mafiosi. E infatti Previti fu di lì a poco condannato e avendo compiuto settant’anni beneficiò di questa specie di regalo di compleanno che gli avevano fatto e non entrò più in galera, andò agli arresti domiciliari. E poi gli fecero un altro regalo, che arriva fra un minuto. Ma intanto la legislatura si concluse con la legge Pecorella. Perché a Berlusconi era rimasto soltanto il processo in appello dello SME-Ariosto. E allora, dato che era preoccupato, aveva lì l’avvocato in parlamento, Pecorella, che non faceva niente, gli ha fatto una legge, che proponeva da tempo, per abolire i processi d’appello. Non tutti però. Soltanto quando uno viene assolto o prescritto in primo grado, il pubblico ministero non può più fare appello. Se invece uno viene condannato in primo grado, l’appello lo può fare. Ad libitum. “Non hai vinto. Ritenta. Sarai più fortunato la prossima volta”. Perché la giustizia serve ovviamente per garantire assoluzione e prescrizioni, non per garantire la condanna dei colpevoli. Nella loro ottica: conflitto di interessi. Pippo.
Anche quella legge faceva schifo. Loro la rifecero uguale. Non ebbero il tempo materiale, perché stava finendo la legislatura. Prorogarono di un mese la legislatura per fare la legge che aboliva il processo d’appello a Berlusconi dopodichè la Corte Costituzionale ha fatto giustizia e ha cestinato anche la legge Pecorella.
Finita la legislatura Berlusconi ha naturalmente perso le elezioni perché si era fatto i cazzi suoi per cinque anni. E qualcuno che non aveva proprio gli occhi foderati lo si è trovato alle urne. E quindi ha perso le elezioni, seppure di poco.
Dopodichè è arrivato il centro-sinistra e ha continuato a fare esattamente ciò che faceva nel passato. A dargliele tutte vinte e ad occuparsi degli affari suoi, del capo dell’opposizione, invece di occuparsi degli affari dei cittadini. E quindi c’era subito un problema: Previti condannato a sette anni e mezzo, ne aveva già scontato uno e qualcosa. Con la legge ex-Cirielli lo presero dal carcere, lo mandarono ai domiciliari. Doveva rimanere lì almeno tre anni su sei rimasti. Che cosa hanno fatto? I tre anni di domiciliari glieli hanno abbonati con l’indulto. Potevano fare un indulto di un anno? Sarebbe stato giusto. Alleviava un po’ il sovraffollamento delle carceri, liberava dieci, quindicimila detenuti, teneva dentro i criminali grossi. E soprattutto era un piccolo sconto di pena. Un anno. Bene, l’hanno fatto di tre anni mandando fuori quaranta, forse cinquantamila criminali in pochi mesi, compresi quelli che erano in custodia cautelare, perché ne dovevano salvare uno: Previti.
Naturalmente in quel momento il centro-sinistra ha cominciato a colare a picco e non si è più rialzato. E io ricordo quando io sull’Unità, Beppe Grillo sul blog, Flores D’Arcais, l’Unità di Furio Colombo e di Padellaro che continuavano a dire “non fatelo, non fatelo. Questo indulto è un disastro. Fatelo più leggero. Non salvato Previti. Guardate che gli effetti saranno devastanti”. Ci siamo presi insulti: forcaioli, giustizialisti, mascalzoni. Risultato finale: chi ha fatto quell’indulto seguito poi dalla legge Mastella liberticida per la libertà di informazione, per fortuna passata solo alla Camera, è stato punito alle urne. Ed è ritornato Berlusconi. Che, naturalmente, cosa doveva fare? Le riforme istituzionali? Il dialogo per un nuovo stato, per una nuova repubblica? Questo se lo può raccontare la sera andando a dormire Veltroni, da solo o assieme alla Finocchiaro e a quei pochi gonzi che avevano creduto al dialogo col Cavaliere ormai trasformato in uno statista.
Naturalmente il Cavaliere che problemi aveva? Aveva i soliti problemi. L’Europa e la Corte Costituzionale italiana e forse anche i Consiglio di Stato che gli dicono di cedere le frequenze a chi ne ha diritto e mandare Rete4 sul satellite o venderla. E quindi, primo provvedimento: salva Rete4. secondo problema. Un processo che sta arrivando a sentenza entro l’estate: il processo Mills. Guardate, non è un processo che nasce dalla perfidia delle toghe rosse. Quello è un processo che nasce dal fatto che un giorno l’avvocato Mills, già consulente della Fininvest per la finanza estera, inglese, scrive una lettera al suo commercialista, Bob Drennan. Gli dice: “guarda che mister B. – che sarebbe il nostro presidente del Consiglio – mi ha fatto avere in Svizzera, tramite un suo dirigente, Bernasconi che poi è morto – seicentomila dollari. Me li ha fatti avere in nero, perché quelli sono un regalo in cambio delle mie testimonianze reticenti davanti al tribunale di Milano. Quando sono stato chiamato a testimoniare contro di lui, su di lui, nel processo delle mazzette alla GdF e nel processo dei fondi neri di All Iberian, io non è che proprio ho mentito. Ho fatto lo slalom, ho fatto lo zig zag. Non ho detto tutto quello che sapevo, e l’ho tenuto fuori – dice testualmente Milss al suo commercialista – da un mare di guai”. Questo, in Italia, ma anche in Italia e anche in Inghilterra, si chiama falsa testimonianza perché ha giurato di dire tutta la verità. E se uno in cambio di una falsa testimonianza poi prende dei soldi questa si chiama corruzione giudiziaria del testimone. Perché se corrompi un testimone che deve parlare di te, o lo ricompensi dopo che non ha parlato di te, vuol dire che tu ti sei comprato il processo. Cioè hai fatto in modo che un colpevole venisse assolto mentre era colpevole e meritava un condanna. Quindi, perché noi sappiamo di questa lettera? In fondo è una lettera privata di un cliente a un suo commercialista, direbbe un italiano nella sua mentalità italiana. Attenzione. Qui siamo a Londra. A Londra, il commercialista Drennan, tenuto a regole di comportamento etico strettissime, con un codice deontologico severissimo, letta quella lettera dice: “qui c’è puzza di mazzette. Qui c’è puzza di evasione fiscale”. Che cosa fa? Copre il suo cliente? Ma manco per sogno. Lo denuncia al fisco inglese. Pensate, il commercialista di Mills, pagato da Mills, denuncia Mills al fisco inglese. Parte l’indagine e le carte vengono trasmesse al tribunale di Milano per i reati commessi da quello che gli ha dato i soldi. Secondo Mills, e cioè mister B. Abbiamo quindi la confessione di un ex-consulente della Fininvest. È questo che innesca il processo. Non le toghe rosse… Naturalmente poi Mills, quando scopre che gli hanno trovato la lettera si precipita a Milano, prima dice che è vera, poi smentisce, poi ritratta, poi ritratta la ritrattazione. Ma insomma, fa fede quello che hai scritto quando pensavi che nessuno ti leggesse. A parte il tuo commercialista. Su questo si basa il processo Mills. E alla vigilia della sentenza, Berlusconi teme, sapendo ovviamente di avere fatto quello che ha fatto, una condanna non perché il giudice è rosso, ma perché c’è la lettera di Mills che lo incastra. Oltre al versamento. E quindi cosa fa? Ancora una volta è costretto a difendersi per legge. Anziché nel processo, cioè in aula, lui si difende dal processo stando in un’altra aula, quella del Parlamento, dove ha scritto una lettera al suo riportino Schifani, per farsi benedire e soprattutto per ottenere corsie di emergenza per una legge che è spettacolare. È una legge blocca-processi. Pensate che cosa si sono inventati. Dice: “noi blocchiamo tutti quei processi per fatti commessi fino a giugno del 2002 che si trovino nella fase o dell’udienza preliminare o del dibattimento di primo grado. Naturalmente il processo Mills riguarda fatti commessi entro e non oltre giugno 2002 e nella fase del dibattimento di primo grado. E li blocchiamo per un anno. Pensate che generosità. Ellekappa ha fatto vignetta bellissima, dice: “Berlusconi è altruista. Rinuncia volentieri ai suoi processi, a vantaggio di quelli altrui”. È un samaritano, praticamente. Quelli altrui andranno avanti, i suoi resteranno bloccati. Ma assieme ai suoi, resteranno bloccati tutti quelli come i suoi. E adesso qualcuno dirà: “va beh, saranno le solite quattro o cinque questioni finanziarie di cui siete fissati voi giustizialisti”. No. Vengono sospesi obbligatoriamente i processi per: sequestro di persona, estorsione, rapina, furto in appartamento, furto con strappo, associazione per delinquere, stupro e violenza sessuale, aborto clandestino, bancarotta fraudolenta, sfruttamento della prostituzione, frodi fiscali, usura, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, detenzione di documenti falsi per l’espatrio, corruzione, corruzione giudiziaria – è quella di Mills – abuso d’ufficio, peculato, rivelazioni di segreti d’ufficio, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti, detenzione di materiale pedo-pornografico, porto e detenzione di armi anche clandestine, immigrazione clandestina – pensate, dopo tutte le menate che fanno con la storia dell’immigrazione clandestina, adesso sospendono i processi – calunnia, omicidio colposo per colpa medica – tutti gli errori dei medici – omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata – tutti quelli che stendono la gente per la strada ubriachi, bene quelli non li si processa – truffa alla Comunità Europea, maltrattamenti in famiglia, incendio e incendio boschivo, molestie, traffico di rifiuti, adulterazione di sostanze alimentari, somministrazione di reati pericolosi, circonvenzione di incapace. Tutti questi, essendo puniti con pene inferiori ai dieci anni, vengono sospesi. Per sospenderne uno, l’Associazione Magistrati ha calcolato che ne sospende circa centomila.
Esempio, perché poi c’è anche un aspetto psichiatrico in questa legge. Uno straniero violenta una studentessa alla fermata del tram. Secondo esempio, uno studente cede una canna di hashish a un coetaneo. Quale processo viene sospeso e quale invece si fa subito? Si fa subito quello allo studente che ha ceduto la canna. Mentre quello dello straniero irregolare che ha violentato la studentessa viene rinviato a data da destinarsi.
Due zingarelle rapiscono un bambino. Oppure, due zingarelle rubano un pezzo di formaggio in un supermercato e uscendo la guardia giurata. Quale processo si fa per primo? Naturalmente quello alle due zingarelle che rubano il formaggio. Non a quelle che rapiscono il bambino.
Risposta numero tre. Un chirurgo in un intervento fa un grave errore e provoca la morte di un bimbo. Un giovane ruba il telefono cellulare a un coetaneo e lo minaccia con un coltellino. Quale processo si fa prima? Si fa prima quello del furto del cellulare, non quello dell’errore medico.
Esempio numero quattro. Un assessore becca una tangente per truccare appalti. Suo figlio compra un motorino rubato e poi ci cambia la targa. Indovinate quale processo viene sospeso? Naturalmente quello per la tangente. Invece quello per il motorino si fa subito.
Infine, uno straniero ubriaco a bordo di un’auto rubata investe tre pedoni sulle strisce. Oppure due parcheggiatori abusivi chiedono un euro a un automobilista e minacciano di rigargli la macchina se non glielo da. Quale processo si fa per prima? Quello al posteggiatore abusivo. Quello allo straniero ubriaco che ha steso le tre persone sulle strisce, no.
Questi sono tutti esempi che ha fatto l’Associazione Magistrati in uno studio sugli effetti di questa legge. Una legge che oltretutto non sospende i processi solo per un anno. Dice di sospenderli per un anno, poi in realtà bisognerà rimetterli a ruolo. La prescrizione si blocca per un anno. Dopodichè tutti i tempi morti, anni e anni, che richiederanno ai tribunali per rimetterli nel ruolo, farà sì che tutti quei processi sospesi per un anno riposeranno in pace e finiranno tutti in prescrizione. Compreso quello a Berlusconi.
È quello che vi dicevo prima. È facilissimo con questi esempi far vedere come, per bloccare il processo Mills, si bloccano un terzo dei processi che poi realmente si fanno – un quarto, un quinto, stiamo parlando comunque di una quota enorme – che tutte le vittime che aspettavano di avere giustizia da quei processi si dirà loro: “chi si è visto, si è visto. Perché Berlusconi esce, e quindi escono anche tutti quelli come lui”. Il conflitto di interessi è immediatamente chiaro. Lo si capisce benissimo. Il nostro interesse è che quei processi si facciano. Il suo è, ovviamente, che quei processi non si facciano perché così non si fa nemmeno il suo, che non arriva a sentenza. E lui lo sa, come sarà la sentenza. Prossima settimana vedremo, tanto la stanno scrivendo, quali conseguenze comporterà e quali balle ci stanno raccontando a proposito del Lodo Schifani Bis. Il Lodo Schifani bis stanno preparandolo, stanno decidendo quali alte cariche inserire. Perché cinque sembravano poche, quindi pare che adesso ne vogliano mettere diciannove, forse anche il presidente dell’ArciCaccia, chi lo sa, l’Esercito della Salvezza… ci sono varie istituzioni da immunizzare. E probabilmente, da quando si è messo il panama in testa, come Al Capone, e ha chiesto a un vescovo di fargli fare la comunione anche se è divorziato, è molto probabile che nel Lodo Schifani bis ci sia anche il diritto di fare la comunione almeno per i divorziati che hanno il nome che comincia per “S”, il cognome che inizia per “B” e la testa bitumata.
Grazie e passate parola.”

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